“Let the Oil flow” ma gli effetti di Hormuz lasciano cicatrici profonde. Banco di prova per il G7

(Marzia Giglioli)

Le navi di tutto il mondo possono riaccendere i motori:

“Let the oil flow”, è ora il messaggio dopo l’intesa raggiunta tra Usa e Iran e l’annunciata riapertura di Hormuz. Se l’accordo verrà rispettato, gli effetti si vedranno da subito con centinaia di petroliere cariche di petrolio, gas e derivati ​ che potranno di nuovo iniziare a viaggiare. Ad essere particolarmente sollevata è specialmente l’Asia che ha incassato duri colpi dal blocco di questi mesi.

Le navi torneranno a regime ma gli economisti avvertono che le cicatrici rimarranno: i flussi commerciali interrotti per così tanto tempo, così come i mercati globali, avranno bisogno di un periodo lungo per normalizzarsi, il che significa che l’inflazione elevata e le tensioni nella catena di approvvigionamento probabilmente persisteranno fino alla fine dell’anno.

Per l’Asia, “la buona notizia è che, una volta riaperto lo stretto, il petrolio e parte del gas torneranno”, ha affermato Joshua Ngu, vicepresidente per l’Asia-Pacifico della società di consulenza energetica Wood Mackenzie. La cattiva notizia è che negli ultimi tre mesi le perturbazioni economiche sono cresciute esponenzialmente e si sono propagate ulteriormente lungo tutta la catena di approvvigionamento.
E sarà questo uno degli argomenti che dovrà affrontare il G7: cosa cucire e riassestare dopo Hormuz, sapendo già che niente sarà come prima.

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