(Maria Eva Pedrerol)
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha annunciato un ampio pacchetto di riforme economiche. In dichiarazioni a media cubani, il leader de L’Avana ha spiegato che questi cambiamenti rispondono “alle esigenze dei tempi attuali”, alludendo alla gravissima crisi in cui versa l’isola caraibica. Le misure sono volte a ridurre il peso dello Stato e ad aprire agli investitori esteri. “Il Paese non è fermo. Il Paese sta affrontando con intelligenza tutta questa situazione”, ha affermato Díaz-Canel.
Pressato dall’embargo petrolifero e dalle sanzioni Usa e dallo scontento sociale, il regime cubano ha presentato il “Programma Economico e Sociale per il 2026” che comprende, tra l’altro, la partecipazione delle aziende pubbliche nel mercato valutario, la possibilità per i cubani all’estero di investire nell’isola e una drastica riduzione della burocrazia, così come una decentralizzazione dell’apparato statale. La svolta pragmatica è stata annunciata come una risposta di resistenza di fronte all’embargo Usa.
Tuttavia, sono proprio la pressione a tutti i livelli che gli Stati Uniti di Trump stanno esercitando da mesi su Cuba, in particolar modo con l’embargo petrolifero, che hanno forzato il regime de L’Avana a cercare una via di uscita con le riforme. Lo scopo principale delle nuove misure è dinamizzare l’economia dell’isola e attrarre gli investitori stranieri. Il Programma Economico prevede la possibilità per i municipi di gestire le proprie entrate in divisa e poter svolgere operazioni di commercio estero senza un intermediario statale. I municipi potranno decidere chi sono le loro aziende e chi sono gli imprenditori e attori economici. Inoltre lo Stato dà la libertà a tutti i settori economici di aprire conti correnti reali in divisa presso le banche.
Si tratta di un cambio radicale rispetto al duro centralismo che ha segnato l’economia cubana dalla rivoluzione del 1959. Ma le riforme non finiscono qui. Il pacchetto di misure comprende anche una riduzione dei ministri e delle cariche statali, per ridurre la spesa pubblica, e un’apertura verso il settore immobiliare, dopo il ritiro di grandi catene internazionali di alberghi a seguito delle sanzioni Usa.
“Ci vogliono condannare tutti i giorni. C’è una guerra psicologica per spaventarci”, ha detto Díaz-Canel, nell’annunciare le riforme precisando come “non si accorgono che c’è un popolo disposto, in maggioranza, a non arrendersi”. La tradizionale retorica del regime castrista per chieder fiducia rischia però di trovare poco spazio tra una popolazione esausta e asfissiata dalla crisi economica e dai blackout elettrici.



