(Marzia Giglioli)
Il presidente Trump non sta costruendo il ‘dopo Trump’. Gli effetti economici negativi che si abbattono nelle tasche degli americani (per non dire sull’economia mondiale) dimostrano che il presidente Usa non pensa a ciò che lascerà a fine mandato.
Le sue dichiarazioni, da tempo, non puntano a un consenso come base per costruzioni future: lo si vede con gli Alleati, lo si vede sul fronte interno, lo si capisce sul fronte internazionale. Il dopo rimane pressoché assente.
A Trump non interessa la Storia, ma solo i risultati immediati: che siano fragili o incerti, non sembra essere la preoccupazione prioritaria dell’inquilino della Casa Bianca.
Anche in questa temporaneità va letto il significato finale del bilaterale tra Trump e Xi Jinping, dove emerge la mancanza di una stabilità nel futuro.
C’è la possibilità evidente che le posizioni che sta prendendo il presidente americano lo stiano sempre di più danneggiando, ma che a lui non importi molto. Il suo indice di gradimento continua a calare costantemente, ma non c’è alcuna correzione. Harry Enten della CNN ha osservato questa settimana che Trump detiene i peggiori risultati nei sondaggi sull’inflazione di qualsiasi presidente degli Stati Uniti nella storia. Ma Trump sembra davvero meno preoccupato dei dati negativi rispetto alle reazioni che innescava durante il suo primo mandato.
La spiegazione, nota The Atlantic, sta probabilmente nel fatto che Trump non dovrà affrontare nuove elezioni, mentre il futuro riguarda molto di più i suoi colleghi repubblicani e già tra sei mesi. I repubblicani sono i primi ad essere in ansia di fronte a ciò che sta accadendo, soprattutto in vista del mid-term e data l’assenza di messaggi tesi a recuperare il consenso. Sembra invece che il presidente ignori il rischio che è già dietro l’angolo e preferisca orientarsi su ciò che è amministrabile.
Lo si e’ visto al bilaterale con Xi Jinping. A Pechino si è assistito a una attribuzione di parità tra Usa e Cina, dove molti dei problemi più scottanti sono stati tutti rimandati con Taiwan che rimane sullo sfondo. L’aspetto più rilevante del vertice, infatti, non va cercato tanto nel merito dei contenuti ma nel fatto che segna un cambio di stato nella relazione tra Washington e Pechino.
Ma questa ‘politica senza un dopo’ rischia di incentrarsi solo sulla gestione del potere, focalizzandosi unicamente sulla sopravvivenza immediata e sulla gestione dell’emergenza. Quale sarà l’eredità strutturale è oggi il vero interrogativo sull’America.



