Trump a Pechino: accoglienza sfarzosa, l’Iran è altrove

(Carlo Rebecchi) 

Un’accoglienza sfarzosa, grandi affermazioni di amicizia, perché è meglio essere “partner che rivali”, e l’ annuncio che Xi Jinping farà una visita negli Stati Uniti il prossimo 24 settembre. Ma anche un avvertimento – tra “amici” quasi un atto dovuto – per segnalare che la Cina e gli Stati Uniti potrebbero “entrare in conflitto” se la questione di Taiwan venisse gestita senza l’attenzione che richiede. Il riferimento è alla possibile vendita di armi di cui l’isola afferma di avere bisogno per difendersi nel caso in cui la Cina, che la rivendica come parte del proprio territorio, dovesse tentare di invaderla.

“La questione di Taiwan è la più importante nelle relazioni tra i due paesi – ha affermto il presidente cinese – e può portarli verso un conflitto. Se gestita bene, i due paesi possono mantenere la stabilità. Se gestita male, i due paesi andranno verso la collisione o persino lo scontro, mettendo l’intera relazione Usa-Cina in una situazione pericolosa”, ha detto il leader cinese. Questi commenti hanno portato Taiwan ad intervenire: un portavoce del governo dell’isola ha affermato che gli Stati Uniti hanno ripetutamente riaffermato la loro posizione di fermo supporto a Taiwan. Il portavoce ha aggiunto che la minaccia militare cinese è la sola fonte di insicurezza nello stretto di Taiwan. Non è chiara, al momento, la replica di Trump a Xi.

La prima giornata di Donald Trump a Pechino, parentesi su Taiwan a parte, ha confermato che la Cina considera “proprio” il ruolo di grande potenza in grado di dialogare da pari a pari con gli Stati Uniti. Con sullo sfondo una scenografia a suo modo unica, tra elaborate sfilate di soldati, giovani studenti che celebravano con bandierine l’arrivo del tycoon di New York, una salva di ventuno colpi e una banda che eseguiva le note dell’inno americano, “The Star-Spangled Banner”.

Allo stesso tempo, quello fra Trump e Xi è sembrato più l’incontro fra due vecchi amici che quello fra i leader dei paesi più potenti del mondo, con tutte le loro divergenze e rivalità, in primis quelle commerciali. Iconica è stata la lunga stretta di mano fra i due all’inizio della giornata, con Trump che ha persino dato una pacca sul braccio a Xi. Una cerimonia servita a mostrare al mondo il potere militare del suo Paese e a mandare un chiaro messaggio di forza, non solo diplomatica.

In sostanza tutto si è svolto secondo le previsioni. Con Xi Jinping che si è presentato come il principale fautore di una politica di ordine e stabilità a fronte del “disordine” che si registra oggi nelle relazioni internazionali, con molte crisi aperte in tutti i continenti. A cominciare da quella, che rischia di diventare una crisi economica mondiale senza precedenti, conseguenza della guerra scatenata contro l’Iran da Stati Uniti e Israele.

A questo proposito, secondo il resoconto americano dei colloqui, alcuni dei punti sui qual Xi Jinping si è detto d’accordo con Trump sono che lo Stretto deve essere riaperto “senza pedaggi” e che, per Cina e Usa, “l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari”.

Non è noto se il titolare della Casa Bianca abbia “chiesto aiuto” a Xi, come aveva detto di voler fare alcuni giorni fa, per spingere i dirigenti iraniani a riaprire lo Stretto di Hormuz e a negoziare un cessate il fuoco. Del resto, anche se ne avesse discusso con Trump, secondo gli osservatori diplomatici il presidente cinese non ne parlerebbe sicuramente ai giornalisti.

Nelle medesime ore, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha intanto ribadito che “non esiste alcuna soluzione militare” alle questioni che riguardano l’Iran, sottolineando la determinazione di Teheran a difendersi da qualsiasi aggressione pur restando aperto alla via diplomatica.

Domani, venerdì, i temi sul tappeto saranno quelli che più stanno a cuore a Trump: il business. Con il presidente viaggiano, come noto, diciassette consiglieri delegati e presidenti di società americane, a partire da Elon Musk e Tim Cook; i ministri Pete Hegseth, Scott Bessent Jamieson Greer e Marco Rubio oltre ad amministratori delegati di banche e istituti finanziari. La Cina vorrebbe meno restrizioni sull’import di alta tecnologia. Trump spinge sull’agricoltura, dall’export di soia fino alla carne del Midwest.

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