(Marzia Giglioli)
Per ora solo sorrisi al bilaterale Trump-Xi Jinping. “Stati Uniti e Cina dovrebbero essere partner, non rivali”, ha detto il presidente cinese all’omologo Usa, accogliendolo nella Grande Sala del Popolo. Xi ha detto inoltre a Trump di essere “felice” per la visita in un momento in cui il mondo si trova a un “bivio”. A sua volta, durante i saluti iniziali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha elogiato il “fantastico rapporto” che ha con il presidente cinese ha aggiunto di avere “grande rispetto” per Xi e la Cina, lodandolo come un “grande leader”. Trump ha detto a Xi che l’incontro è “un onore come pochi altri che abbia mai avuto” e che “avremo un futuro fantastico insieme”. Xi Jinping ha avvertito comunque Trump che Stati Uniti e Cina potrebbero “entrare in conflitto” se la questione di Taiwan venisse gestita in modo errato.
Da oggi tutto il mondo guarda a questo G2 del potere economico mondiale, perché – entro la fine di questa settimana – Stati Uniti e Cina potrebbero aver riscritto le regole della globalizzazione che potrebbe dare il via a un ordine sino-americano di commercio controllato, anteponendo (forse) i rispettivi interessi nazionali al libero mercato.
In tutto questo scenario, la grande assente è l’Unione Europea, che rappresenta l’altra superpotenza economica, ma che appare totalmente sfocata: eppure l’UE gode di una leva unica rispetto agli Stati Uniti, con 5.000 miliardi di euro (5.900 miliardi di dollari) di investimenti transatlantici reciproci. Altresì, gli esportatori cinesi non possono prosperare senza aver accesso ai 450 milioni di consumatori europei. La domanda è una sola: l’Europa dov’è?
Maroš Šefčovič, commissario europeo, dichiara ai media: “l’Europa rischia di essere schiacciata tra America e Cina, poiché le politiche commerciali sono decise dalla pura forza” E ricorda che i colloqui commerciali della scorsa estate al Turnberry, il resort di golf scozzese di Trump, sono stati “probabilmente i negoziati più ardui per i destini dell’Ue”. Ma nemmeno la Cina sta “risparmiando” l’Unione Europea, avendo già subito danni collaterali lo scorso anno quando Pechino ha limitato le esportazioni di terre rare, spingendo Trump ad abbassare le altissime tariffe sui prodotti cinesi. Oltre a questa pericolosa dipendenza dai minerali cinesi, l’Europa si trova ad affrontare un’ondata di esportazioni cinesi a basso costo, talmente ingente che, secondo Sefcovic, si rischia di perdere “interi settori industriali entro un paio d’anni”.
L’UE ne è consapevole e sta intanto discutendo misure di difesa senza precedenti, tra cui le regole “Acquista europeo” per i progetti finanziati con fondi pubblici e misure di “salvaguardia” per proteggere l’industria siderurgica e altri settori privilegiati. La verità è comunque cruda, il trade game per ora ha solo due protagonisti.



