(David Haznedari)
La competizione tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese ha superato da tempo i confini della geografia fisica e dell’economia per invadere lo spazio intimo e complesso della mente umana. La rivalità non manomette più meramente le informazioni che leggiamo, punta invece a manipolare alla radice il modo in cui percepiamo la realtà e costruiamo la nostra fiducia, dunque come prendiamo decisioni. Questo nuovo dominio di scontro, noto come “guerra cognitiva”, non è la trama di un romanzo di fantascienza, ma di una dottrina militare reale, strutturata e già pienamente operativa.
Per iniziare a prendere confidenza con la guerra cognitiva, bisogna guardare alle profonde differenze filosofiche tra Washington e Pechino. Negli Stati Uniti e in ambito NATO, l’approccio alla guerra cognitiva è essenzialmente difensivo. L’obiettivo primario è proteggere le istituzioni democratiche e la lucidità dei leader, evitando che la società civile e i vertici militari si paralizzino o prendano decisioni sbagliate sotto pressione.
La Cina, invece, è guidata da una visione radicata nella sua storia e nel concetto filosofico di Tianxia (traducibile come “Tutto sotto il cielo”). Come spiegato dal filosofo cinese Zhao Tingyang, il Tianxia immagina un sistema globale unificato, armonico e interdipendente, in netto contrasto con l’idea tutta occidentale di Stati nazionali isolati e in perenne competizione.
Tradotta in ambito militare, questa filosofia suggerisce che l’obiettivo di Pechino è quello di riplasmare l’ordine mondiale affinché si allinei naturalmente alla visione e agli interessi cinesi, giocando a Weiqi (Go) mentre noi rispondiamo con gli Scacchi. (1)
I teorici dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), tra cui spicca Zeng Huafeng, hanno trasformato questa grande visione in una strategia estremamente pragmatica, basata su quattro pilastri semplificati: manipolare la percezione quotidiana degli eventi, cancellare o riscrivere selettivamente la memoria storica, alterare il modo di pensare delle élite politiche straniere e distruggere i simboli culturali che tengono unite le nazioni rivali. Lo scopo ultimo è logorare la volontà di resistenza di un Paese avversario prima che sia necessario sparare un colpo. Da qui la speculazione sulla necessità di riesumare la ricerca sulla filosofia continentale nelle sue componenti linguistico-cognitive a partire dal secondo Heidegger che in “Sentieri interrotti” intravede la chiave dell’uscita dal linguaggio metafisico nella poesia, la quale può in termini pragmatici (e ormai strategici) far sperare ad un rinnovamento neo-rinascimentale piuttosto che a un decadimento neo-feudale come conseguenza di questi sviluppi. (2) – (3)
Pechino si è d’altra parte portata avanti rispetto alla speculazione teoretica. Nel 2024, il Presidente Xi Jinping ha preso una decisione storica, sciogliendo la vecchia Forza di Supporto Strategico (che ospitava la famosa “Base 311”, l’unità dedita alla guerra psicologica) per creare una branca militare del tutto nuova e iperspecializzata, la Information Support Force (ISF). (4)
L’ISF è diventata il vero e proprio sistema nervoso centrale dell’esercito cinese. Il suo compito è ‘circoscrivibile’ a quello di dominare in modo assoluto lo spazio dell’informazione, guidando la transizione verso quella che la Cina definisce “guerra intelligentizzata”. Attraverso questa nuova forza, hanno unito in un unico apparato le operazioni psicologiche, la gestione dei dati e l’intelligenza artificiale. L’ISF è progettata per confondere, disorientare e manipolare l’avversario, con strumenti però di una portata che umilierebbe quelli della dezynformatsiya di un tempo. (5)
L’innegabile dipendenza tecnologica che le democrazie occidentali riportano verso chatbot e motori di ricerca per organizzare il lavoro, informarsi e prendere decisioni ha creato una vulnerabilità strutturale immensa per cui le intelligenze artificiali hanno bisogno di “leggere” costantemente miliardi di dati da internet per imparare, funzionare correttamente e non diventare obsolete. I governi ostili d’altro canto hanno capito che, invece di limitarsi a creare falsi profili sui social network, è molto più efficace e invisibile avvelenare direttamente l’intake di dati dei modelli di linguaggio. L’ “inquinamento dei dati” o in gergo LLM grooming, è semplice quanto rovinoso: si inonda il web di documenti falsi, ricerche manipolate e finti articoli accademici, in modo che le intelligenze artificiali occidentali li assimilino scambiandoli per verità assolute. (6)
La Russia ha ancora una volta fatto da apripista con un’operazione chiamata “rete Pravda”, una campagna capillare che è riuscita a manipolare i chatbot occidentali spingendoli a ripetere la propaganda del Cremlino nel 33% delle risposte analizzate dai ricercatori. (7) – (8)
La Cina, tuttavia, ha fatto un salto di qualità, applicando questa tattica in modo chirurgico per colpire i vertici politici. Ad aprile 2026, la fuga di alcuni documenti interni di GoLaxy, un’azienda tecnologica di Pechino strettamente legata allo Stato, ha rivelato al mondo l’esistenza di un sofisticato “Sistema di Propaganda Intelligente”. I file hanno svelato che l’azienda cinese aveva creato dossier e profili psicologici dettagliatissimi su oltre 2.000 figure pubbliche internazionali, tra cui esattamente 117 membri del Congresso degli Stati Uniti. (9)
Sfruttando l’inquinamento dei dati, GoLaxy ha riempito le zone grigie di internet e i database di intelligenza artificiale con informazioni rimodellate su misura per questi stessi leader. L’obiettivo era fare in modo che, se un politico americano o il suo staff avesse usato uno strumento di IA per documentarsi su un tema delicato, l’algoritmo gli restituisse riassunti e rapporti che confermavano esattamente la visione geopolitica dettata da Pechino. (10)
Mentre l’Occidente cerca di capire come difendersi da queste infiltrazioni, la Cina ha blindato la propria società a cominciare dallo storico “Chinese Great Firewall”. Infine, per evitare di subire inquinamento dei dati, Pechino spinge per la creazione di ecosistemi di intelligenza artificiale chiusi e del tutto sovrani, basati su tecnologie proprietarie nazionali come i sistemi di Huawei (MindSpore e HarmonyOS). In questa nuova fase storica, la supremazia si dipana, almeno in parte, nella velocità impiegata per assicurarsi il monopolio sull’infrastruttura tecnologica che fa ormai da arbitro in Terra del vero e del falso. (11)
(3) Coventry, Rachel. Heidegger and Poetry in the Digital Age: New Aesthetics and Technologies. London: Bloomsbury Academic, 2023.



