(Maria Eva Pedrerol)
L’Europa si riscalda a una velocità doppia rispetto a tutti gli altri continenti. E a preoccupare non è solo l’area mediterranea: l’allarme è scritto nei dati relativi al 2025 contenuto nel Rapporto sullo Stato Europeo del Clima, presentati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal programma europeo Copernicus. Quasi il 95% del continente ha registrato l’anno scorso temperature annuali superiori alla media.
Negli ultimi anni, il Mediterraneo era il sorvegliato speciale dai climatologi: adesso l’intera area europea è a rischio, oltre alla situazione sempre più grave che riguarda tutto l’Artico che è l’area del pianeta che si riscalda di più e dove la superficie permanente dei ghiacci, come le nevi, è in continua compromissione.
Il nuovo allarme riguarda ora l”Europa, gli studiosi non hanno dubbi sul fatto che siano le emissioni di gas serra la causa principale dell’aumento delle temperature, anche se questo incremento è distribuito in modo irregolare sul territorio del Vecchio Continente. Stando al rapporto, dagli anni “90, la temperatura aumenta do 0,56 gradi centigradi ogni decade, mentre a livello mondiale l’incremento è di 0,27 per decade.
Analizzando le cause di questa accelerazione europea, i climatologi hanno individuato come il primo fattore siano “i cambiamenti nella circolazione atmosferica, che hanno favorito le ondate di caldo estivo più frequenti e più intense”. Un altro fattore importante, sottolinea il rapporto, è la riduzione continua degli strati di neve. Questo implica che, diminuendo la capacità delle superfici chiare, non più in grado di riflettere i raggi solari, questi colpiscono più intensamente le superfici di terrra, compromettendo l’intero equilibrio della circolazione dell’aria. Un terzo fattore che causa l’aumento delle temperature, e che sembra un paradosso, è il minor inquinamento dell’aria. Le particelle presenti nell’atmosfera riducono infatti le radiazioni solari. Le normative per ottenere un’aria più pulita, se da un lato hanno ridotto le concentrazioni di polveri sottili, dall’altro ne hanno ridotto la capacità di raffreddamento.
Di fatto, l’Artico srmpre più “malato” incide in particolare su tutta l’Europa. Paesi come Norvegia, Svezia e Finlandia, subpolari, hanno vissuto lo scorso anno la peggior ondata di caldo della loro storia. Rispetto ai livelli preindustriali, la temperatura del continente si è innalzata di 2,5 gradi centigradi, mentre nell’Artico l’aumento registrato è stato di 3,2 gradi centigradi.
Inoltre, il riscaldamento del pianeta è un fattore di rischio sempre più grave per la salute e sta facendo registrare molti più decessi, rispetto alle conseguenze e alle patologie legate all’inquinamento. In Europa si muore di più per il caldo estremo che per l’aria sporca. Stando al Rapporto del 2026 di Lancet su salute e cambiamenti climatici, dal 2000 al 2020 i decessi causati dalle polveri sottili PM 2,5 provenienti dalla produzione di energia sono diminuite dell’ 84%, grazie alle emissioni meno inquinanti.
Stando agli esperti, il risultato è sicuramente frutto delle politiche e delle normative per ottenere l’energia da fonti più pulite ma nasce proprio da qui il grande paradosso. Quest’aria più pulita ha significato una maggior radiazione solare sulla terra. Le polveri sottili, come spiegano gli analisti del clima, riflettevano le radiazioni e aiutavano a raffreddare l’atmosfera.
Il caldo è ora il primo nemico ed ormai tutte le regioni del continente registrano un aumento della mortalità a causa dell’impennata delle temperature: si è passati da un’allerta quotidiana all’anno fra il 1991 al 2000, a 4,3 allerte giornaliere fra il 2015 e il 2024.



