Sanchez a Pechino. La nuova sfida del premier spagnolo

(Maria Eva Pedrerol)

La Cina e la Spagna si dicono pronte a difendere il multilateralismo. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha appena compiuto un viaggio in Cina che non è passato certo inosservato per tanti motivi, soprattutto perché il premier spagnolo ha riconosciuto a Pechino un ruolo centrale nel garantire la risoluzione dei conflitti. Per Sanchez è il quarto viaggio in Cina in tre anni. Il leader socialista punta su Xi Jinping, considerandolo un attore capace di aiutare a disinnescare la complessa situazione nello scacchiere geopolitico globale. A sua volta, il presidente cinese ha parlato di Sánchez come di un valido interlocutore e un ponte tra Pechino e Bruxelles. I toni sono quelli della massima intesa: “La Cina e la Spagna sono Paesi di principi che agiscono con rettitudine morale e entrambe sono disposte a situarsi dal lato corretto della storia”, ha affermato il presidente cinese durante i colloqui bilaterali, invitando Sanchez “a rifiutare il ritorno del mondo alla legge della giungla e a difendere insieme un autentico multilateralismo”. Seduti uno di fronte all’altro, Xi Jingping ha tenuto a precisare che i rapporti internazionali sono “complicati” ma che fra la Spagna e la Cina i rapporti “sono avanzati in modo sostenuto apportando cosi stabilità a quelli fra la Cina e l’ Europa, riconoscendo il ruolo della Spagna come ponte verso l’Unione Europea”. Il leader spagnolo ha colto la palla al balzo invitando a stabilire “un vincolo più solido fra la Cina e l’Unione Europea”.

La visita del premier spagnolo a Pechino, considerata da alcuni osservatori come “audace”, si inserisce in un quadro internazionale sempre più complicato ma segna soprattutto il ruolo che vuole assumere Madrid negli equilibri del mondo ridisegnato dalle politiche di Trump. “E’ difficile incontrare altri interlocutori che possano sbrogliare questa situazione provocata in Iran e nello stretto di Hormuz più della Cina”, ha spiegato il premier spagnolo nel corso di una conferenza stampa. Accompagnato da una folta delegazione di imprenditori, il premier di Madrid torna a casa con un pacchetto di accordi commerciali. Negli ultimissimi anni le esportazioni cinesi sono aumentate in modo esponenziale, tanto che la Cina è diventato il secondo partner commerciale del Paese iberico.

Alle critiche sul suo avvicinamento alla Cina, il premier risponde che la Spagna sta dove sempre è stata, in difesa del diritto internazionale e del multilateralismo. “Abbiamo elevato la nostra interlocuzione politica al massimo livelli degli ultimi 53 anni”, ha sottolineato il capo del Governo di Madrid. Nel 1973, infatti, entrambi i Paesi stabilirono rapporti diplomatici formali. Durante i lunghi anni della dittatura, agli spagnoli era vietato viaggiare in Cina. Da allora molta acqua è passata sotta i ponti dei rapporti sino-ispanici. Madrid, in particolare con i Governi socialisti, ha puntato su un approccio pragmatico. Nel 2005, un altro socialista, l’ex premier José Luís Rodríguez Zapatero, aveva siglato con la Cina un’associazione strategica integrale e l’anno scorso lo stesso Sánchez aveva firmato con Xi un piano di azione triennale.

L’opposizione spagnola non ha risparmiato le critiche al premier. “Speriamo di non avere ragione e che l’Amministrazione americana non consideri questo viaggio una provocazione”, ha commentato il leader del Partito Popolare, Ñúñez Feijóo. Considerando la visita una “imprudenza”, Feijóo ha accusato il Governo di agire alle spalle degli interessi dell’Unione Europea. Tuttavia, prima di Sanchez sono passati da Pechino il commissario al Commercio europeo Maros Sefcovic, “per stimolare un rapporto commerciale piu equilibrato e cooperativo“, cosi come i ministri degli Esteri della Francia Barrot e del Portogallo Rangel. In un momento di caos globale, “l’audacia” di Sanchez entra come elemento tutto da misurare, sul fronte di Washington e naturalmente su quello degli altri Paesi UE.

 

 

 

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