L’amministrazione Trump sta sabotando la propria strategia artica

Fin dal suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca, il Presidente Donald Trump ha fatto dell’Artico una delle sue massime priorità per la sicurezza nazionale ed economica. Il 20 gennaio 2025 ha firmato un ordine esecutivo intitolato “Liberare lo straordinario potenziale di risorse dell’Alaska”. Nel marzo 2025 ha ordinato alle agenzie di accelerare la produzione di minerali critici come imperativo di sicurezza nazionale, approvando in particolare il progetto Ambler Road per sbloccare i giacimenti minerari nella remota Alaska artica, il tutto nell’ambito dell’agenda dell’amministrazione sui minerali critici. L’attenzione del presidente sull’Artico va oltre lo stato dell’Alaska, di cui un terzo si trova all’interno del Circolo Polare Artico. Nell’ottobre 2025, Trump ha firmato un memorandum presidenziale che autorizzava la costruzione di pattugliatori di sicurezza artici, dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero ripristinato il loro status di “grande potenza artica”. I pattugliatori andranno ad affiancare la flotta di rompighiaccio e altre imbarcazioni adatte all’Artico della Guardia Costiera. Un mese dopo, l’amministrazione ha pubblicizzato il suo “Patto ICE” con la Finlandia e il Canada per rilanciare le rispettive industrie cantieristiche come “il più grande e trasformativo investimento artico e marittimo nella storia degli Stati Uniti”. L’interesse di Trump per l’acquisizione della Groenlandia, a prescindere da cosa si pensi di tale idea e dal suo goffo metodo per promuoverla, rifletteva la consapevolezza di fondo che l’Artico è diventato una zona di seria competizione strategica. La Russia possiede la più grande flotta di rompighiaccio al mondo e da anni sta militarizzando le sue rotte di accesso settentrionali. La Cina si è dichiarata uno “stato quasi artico” e sta espandendo la sua presenza polare. Il cambiamento climatico, che l’amministrazione lo voglia riconoscere o meno, presto rimodellerà la navigazione globale e i punti strategici, man mano che l’Artico diventerà libero dai ghiacci tutto l’anno. Quindi l’amministrazione ha correttamente individuato la direzione strategica nel sostenere la necessità di una maggiore presenza americana nell’Artico. Il problema è che le politiche dell’amministrazione stessa stanno sistematicamente distruggendo i mezzi operativi necessari per attuare questa strategia. Così facendo, non si rafforza la sicurezza degli Stati Uniti, bensì si erode la loro posizione strategica nell’Artico in modo più efficace di quanto qualsiasi avversario potrebbe mai sperare.

Una riflessione da Just Security

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