(Carlo Rebecchi)
Al linguaggio della forza di Donald Trump (“riporteremo gli iraniani all’età della pietra, a cui appartengono”) l’ Europa replica rilanciando la diplomazia. Il presidente degli Stati Uniti ha ripetuto la notte scorsa le sue minacce all’Iran, esigendo la riapertura dello Stretto di Hormuz “altrimenti colpiremo duramente”, in un discorso alla Nazione nel quale ha anche ribadito le accuse agli europei di non averlo aiutato. La risposta europea gli è arrivata meno di dodici ore dopo da Londra, dove quaranta paesi hanno concordato che la riapertura dello Stretto e la fine della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele deve avvenire al più presto attraverso il negoziato, non con le armi. Posizione, condivisa anche da Cina e Pakistan, i paesi mediatori tra Usa e Iran, e dalla Russia, che chiedono la fine “immediata” della guerra.
Nel “discorso alla Nazione” il presidente degli Stati Uniti è stato “il solito Tump”, si è esaltato nel raccontare i propri successi economici e ha tranquillizzato tutti perché il rincaro del prezzo della benzina “è passeggero, presto ritornerà a scendere”, e quelli degli “eroici soldati” americani combattenti contro i terribili e cattivi iraniani ma che “presto, fra tre o quattro settimane”, torneranno a casa. Nessuna informazione in più rispetto a quelle dei giorni scorsi: Trump sembra non trovare la via d’uscita alla guerra incominciata l’ultimo giorno di febbraio. Si sente solo, probabilmente; ma del resto aveva dato il via all’operazione”Epic fury” in segreto, senza preavvertire gli alleati.
Trump ha criticato singoli leader europei, in particolare Macron e Starmer, ma ha fatto appena allusione, nel discorso, alla prospettiva da lui evocata poche ore prima, della possibile uscita degli Stati Uniti dalla Nato: noi, durante la guerra mondiale, “siamo stati al loro fianco per solidarietà, loro non hanno voluto aiutarci”, ha ripetuto. Il tono è sembrato a qualcuno meno violento, forse un tentativo almeno di salvare le forme. Sulla sostanza – cioè sul fatto che al presidente americano la Nato non piace proprio – non ci sono dubbi. I “volonterosi” che hanno accolto l’appello di Londra per ribadire il “no” alla forza come strumento per risolvere i problemi tra Stati se ne sono resi conto e, quali che possano essere le riappacificazioni ufficiali, la fiducia non è più quella – assoluta – di prima.
Gli osservatori sottolineano che una volta ancora l’Unione Europea rimane “nano politico”. Non è infatti in grado di presentare proposte politiche. E’ accaduto per l’ aggressione della Russia all’Ucraina, su Gaza, quando Israele si è comportato al di fuori di tutte le fondamentali regole internazionali, e si sta ripetendo ora. E’ vero che i “ventisette” non partecipano alla guerra, denunciare che il conflitto “è fuori dalle regole” è bene. Ma una proposta concreta non c’è, come non c’è qualche documento che possa essere base di una discussione. Lo hanno fatto, commenta un diplomatico europeo, persino la Cina e il Pakistan: hanno riassunto in pochi punti la richiesta della “fine dei combattimenti” e del “ricorso al dialogo”, magari in sede di Nazioni Unite, per trovare una soluzione a una guerra che tutti sanno essere ingiusto ma contro il quale troppi rimangono in silenzio.



