Guerra diffusa e strategia del limite / Widespread warfare and the strategy of limit

(Marco Emanuele) 

Analisi realistica della situazione internazionale, nel bel mezzo di una guerra mondiale ‘a pezzi’, impone considerazione strategica – come scrivevamo – di trasformazione nella discontinuità. C’è un altro elemento, vera e propria arma tattica: l’imprevedibilità.

Senza visione, l’imprevedibilità distrae e pone chiunque nell’impossibilità di pre-vedere (vedere dentro) le mosse possibili. Sulle guerre in corso emergono notizie frammentarie e contradittorie che non permettono analisi lineari e certe. Tutto è sospeso. Il mondo è, da tempo, smontato.

Ebbene, l’imprevedibilità non è mai usata a caso. Si scontrano, con evidenza, reciproche incomprensioni. Tanto vale, non capendosi (o non volendosi capire), generare caos, spingere tutti in uno stato di attesa nella paura. Non vi è dubbio, infatti, che ci sia preoccupazione, vitale nelle aree direttamente coinvolte e colpite, in ogni parte del mondo per le conseguenze negative che già esistono.

L’imprevedibilità rafforza instabilità e insostenibilità. Tutti noi paghiamo, in ogni senso, ciò che accade. Si pensi a un fattore non abbastanza tenuto in conto: l”inquinamento’ del dibattito, mano nella mano con la sua degenerazione qualitativa. Ciò avviene in diversi canali, nella condizione ‘onlife’. Guerra è ‘non cultura’ della contrapposizione, bisogno di disordine, distrazione strategica da altri problemi, resa dei conti, minaccia, sonno della ragione. Guerra è in tante dinamiche concomitanti.

Dovremmo domandarci, nell’attuale contesto, cosa significhi davvero la parola ‘pace’. Scopriremmo, ancora di più, che quella parola va oltre l’assenza di guerra guerreggiata. C’è molto altro, qui sinteticamente espressa: la guerra si diffonde, pericolosamente, laddove manca la strategia del limite.

(English Version) 

A realistic analysis of the international situation, in the midst of a ‘piecemeal’ world war, demands a strategic consideration – as we wrote – of transformation in discontinuity. There is another element, tactical weapon: unpredictability.

Without vision, unpredictability distracts and renders anyone incapable of foreseeing (seeing into) possible moves. Fragmentary and contradictory reports emerge regarding the ongoing wars, preventing linear and certain analysis. Everything is in limbo. The world has, for some time, been dismantled.

Well, unpredictability is never used at random. Mutual misunderstandings are clearly clashing. Since we do not understand one another (or do not wish to), we might as well generate chaos, pushing everyone into a state of fearful waiting. There is no doubt, in fact, that there is vital concern in the areas directly involved and affected, and in every part of the world, regarding the negative consequences that already exist.

Unpredictability reinforces instability and unsustainability. We all pay, in every sense, for what is happening. Consider a factor not sufficiently taken into account: the ‘pollution’ of the debate, hand in hand with its qualitative degeneration. This occurs across various channels, in the ‘onlife’ condition. War is the ‘non-culture’ of opposition, a need for disorder, a strategic distraction from other problems, a reckoning, a threat, the sleep of reason. War is present in many concurrent dynamics.

We should ask ourselves, in the current context, what the word ‘peace’ really means. We would discover, even more so, that peace goes beyond the absence of  warfare. There is much more to it, summarised here: war spreads, dangerously, where there is no strategy of limit.

 

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