Il devastante inquinamento ambientale della guerra, allarme OMS

(Maria Eva Pedrerol)

Non solo distruzione, sofferenza, morte ed esodi forzati per le popolazioni, le guerre provocano anche danni devastanti all’ambiente e l’OMS lancia in questi giorni un nuovo allarme. Aria, acqua, suolo vengono avvelenati da sostanze chimiche, metalli pesanti e residui esplosivi. L’ultima in ordine di tempo è la catastrofe umana e ambientale che si sta verificando in Iran, dove ai bombardamenti si è aggiunto il grave pericolo degli incendi negli impianti petroliferi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha analizzato le condizioni di migliaia di persone esposte a fumi tossici e acqua contaminata e in, una nota, sottolinea come il costante rilascio di sostanze chimiche pericolose stia causando alla popolazione diverse patologie, in particolare legate alle vie respiratorie. L’Oms spiega che la combustione di grandi quantità di petrolio, provocata dai bombardamenti su raffinerie e depositi, ha rilasciato nell’aria una grande quantità di fumi densi che contengono ossidi di zolfo, idrocarburi e composti dell’azoto, tutte sostanze tossiche per l’apparato respiratorio ma anche per gli occhi e la pelle, inclusi disturbi cardiovascolari. A rischio sono soprattutto i bambini e gli anziani. L’esposizione prolungata può anche provocare malattie croniche e alcune forme di tumori.

I ripetuti bombardamenti su Teheran e altre zone molto popolate non solo hanno portato distruzione e una contaminazione diffusa, ma hanno spinto migliaia di iraniani, secondo l’Oms 100mila, a trasferirsi in altre aree del Paese: ora vivono in rifugi collettivi affollati e spesso in precarie condizioni igieniche con scarsa disponibilità di acqua potabile. Tutto ciò favorisce la diffusione di diversi tipi di infezioni. L’Oms chiede monitoraggi continui della qualità dell’aria e delle risorse idriche con interventi coordinati e un potenziamento dell’assistenza alla popolazione, con servizi sanitari essenziali.

L’Iran è solo l’ultimo degli esempi della tragedia della guerra e della sua scia di distruzione ambientale. A Gaza è già stata rilevata la presenza di questa tossicità causata dal conflitto, che colpisce soprattutto i bambini. Dopo più di quattro anni di guerra, in Ucraina la situazione è drammatica. Suoli e acqua contaminati e danni ingenti alle foreste e agli ecosistemi, per non parlare di intere aree pericolose a causa di mine e ordigni inesplosi.

Le guerre causano danni ambientali a catena, ma anche i diversi test militari causano pericolosi inquinamenti. I test delle armi nucleari, a esempio, liberano nell’atmosfera sostanze come lo stronzio-90 e uranio impoverito, che possono accumularsi negli organismi vivi e danneggiarli gradualmente: possono passare anche decenni prima che il loro effetto sia visibile. Durante la “guerra fredda” sono state esplose almeno 50 testate nucleari negli oceani Pacifico e Atlantico. Tra il 1946 e 1958, gli Stat Uniti eseguirono 22 test nucleari nel Pacifico, tra cui quello più devastate ed emblematico che riguarda l’atollo delle Bikini (Isole Marshall). Il 1 marzo 1954 fu fatta esplodere una bomba H, mille volte più potente di quelle atomiche di Hiroshima e Nagasaki. In pochi istanti tre intere isole furono polverizzate. Dichiarate abitabili nel 1997, le isole restano ancora oggi deserte a causa dell’altissima radioattività.

La guerra uccide gli essere umani ma uccide anche l’ambiente e gli ecosistemi e, quando faticosamente si raggiunge un accordo di pace, continua a uccidere le persone ancora per decenni e ad avere effetti sul pianeta per centinaia di anni.

 

 

 

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