(Marzia Giglioli)
Le bombe nel Golfo hanno raggiunto anche un obiettivo italiano con l’attacco alla base militare a Erbil nel Kurdistan iracheno. Tutto il personale sta bene e si trova al sicuro nei bunker. “Stanno tutti bene”, ha affermato il ministro Crosetto: “ferma condanna” per l’attacco è arrivata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha parlato con l’ambasciatore d’Italia in Iraq.
Intanto continuano i raid su Teheran.
Sul fronte della guerra parallela, quella che si combatte sui mercati, oggi gli occhi sono nuovamente puntati sullo stretto di Hormuz e sulle petroliere dopo le contromisure decise ieri per allentare la tensione. Gli attacchi fanno ancora schizzare il prezzo del greggio e continua il rally del Brent che oggi costa oltre 100 dollari al barile. E questo all’indomani dell’annuncio delll’AIE che ha dichiarato che i suoi 32 Paesi membri rilasceranno 400 milioni di barili di prelievo.
Il petrolio è tornato a fare paura.
Il punto è che il mercato, in questa fase, guarda alla vulnerabilità.
Gli operatori stanno ‘prezzando’ la possibilità che la crisi si prolunghi e che i flussi restino spezzati e anche che il greggio disponibile arrivi troppo lentamente dove serve davvero, soprattutto in Asia, la regione che è più esposta ai flussi del Golfo. L’effetto del maxi intervento è quasi paradossale: la più grande apertura di riserve della storia recente non ha trasmesso l’idea di controllo, ma quella di emergenza.



