Borse: Europa preoccupata e nervosa, l’Asia cresce

(Marzia Giglioli)

La guerra si misura anche sui listini. Ieri le Borse sono tutte salite sulle voci di intelligence di una trattativa tra Washingtin e Teheran per stabilire la fine della guerra, pubblicate sul New York Times. Anche se, a quanto pare, l’offerta è stata ignorata a Washington. L’Iran, attraverso le parole di una fonte del Ministero dell’Intelligence affidate al quotidiano Tasnim, ha però respinto la notizia del NYT.

Sui mercati è prevalsa per qualche ora l’ipotesi di una guerra breve ma oggi i listini sono più prudenti, almeno in Europa, mentre schizzano le Borse asiatiche. Tokyo guadagna oltre il 3% e Seul va su dell’11%. Il prezzo del petrolio segna un aumento di quasi il 2% e
corre anche il gas: +8,7%. Di conseguenza, tornano ad essere preferiti i beni rifugio, segno dell’instabilità dei mercati legata alle incognite del Medio Oriente.

La Cina, nel frattempo, ha fissato il suo obiettivo di crescita tra il 4,5 e il 5% per il 2026. Comunque, in queste ore, Pechino e le Borse asiatiche non sembrano preoccupate del conflitto e sembrano anche scommettere che non ci saranno conseguenze dal blocco
dello Stretto di Hormuz, sempre che sia di breve durata.

La guerra ‘deve essere breve’, commentano gli analisti finanziari, perché due dei timori per l’economia globale si sono avverati contemporaneamente: l’Iran che attacca i suoi vicini ricchi di petrolio e insieme il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitano grandi quantitativi di petrolio e gas. Una tempesta perfetta che, se avrà durata limitata, non colpirà troppo l’economia globale. I primi a risentirne sarebbero comunque gli acquirenti asiatici, come nota l’Economist, ma i prezzi in Europa di greggio e gas avrebbero forti contraccolpi, mentre a cavarsela meglio sarebbe invece l’America.

Ieri Wall Street ha chiuso in rialzo sulla scia di tutti gli altri listini.

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