(Marzia Giglioli)
Gli avvenimenti hanno una intensità inarrestabile.
La nuova guerra in Medio Oriente si allarga non solo sul terreno di scontro ma su fronti interconnessi. I protagonisti rimangono essenzialmente tre: USA, Israele e Iran ma la scena ha molti comprimari e chi sembrava lontano può essere coinvolto in poche ore. È il caso dei droni lanciati dall’Iran su Cipro contro una base britannica che potrebbe far scattare il comma 7 dell’articolo 42 del Trattato dell’Unione, anche se finora non è mai stato attivato. L’avvio di una missione militare va comunque approvata dal Consiglio Europeo all’unanimità e in coordinamento con la NATO. Intanto Teheran avverte l’UE: l’Europa non sia accanto a USA e Israele. Da parte loro, Francia, Germania e Gran Bretagna affermano di essere “pronte ad azioni difensive” contro l’Iran, mentre a smarcarsi del tutto è la Spagna, che ha rifiutato apertamente il sostegno all’operazione USA condannando le azioni americane. Ma il caso di Cipro pone seriamente la questione.
L’Europa ha cercato finora di rimanere il più possibile alla finestra ma potrebbe non essere così nei prossimi giorni. Per questo le diplomazie dovranno trovare un quadro d’azione nel difficile equilibrio delle giuste distanze. Come distanti sono al momento la Russia, che sembra approfittare del momento per guadagnare tempo nel difficile braccio di ferro sull’Ucraina. E come sta facendo la Cina tanto che il Wall Street Journal si chiede: “perché è così distante?”
È probabile che Pechino pensi già a un dopo e a porsi come sostenitrice dell’ordine internazionale ed eviti di intrappolarsi in un eventuale conflitto prolungato in Medio Oriente, preparandosi a collaborare con chiunque governi l’Iran dopo la fine dei combattimenti.
Ed è proprio sulla durata del conflitto che si misureranno le mosse e le contro-mosse e quali saranno gli esiti più probabili.



