Sánchez, il dubbio sulle elezioni anticipate. Intanto, in migliaia protestano nelle piazze

Fine settimana di riflessione per Pedro Sánchez. Dopo la bocciatura da parte delle destre (Partito Popolare, Vox e gli indipendentisti catalani di Junts) del decreto sulla casa, il premier spagnolo sta valutando la possibilità di sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipate. La prima data utile sarebbe quella del 29 novembre. Decine di migliaia di cittadini sono scesi in piazza a Madrid e in altre città del Paese questo sabato per esprimere indignazione e frustrazione per il voto del Parlamento che ha causato un terremoto politico nel Paese.

Il presidente del Consiglio ha iniziato subito un giro di consultazioni con i ministri e i diversi esponenti del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) per valutare la situazione. Come sua abitudine, lui ascolta e riflette. A maggioranza i dirigenti del PSOE e dei membri socialisti del Governo spingono per convocare elezioni adesso e non aspettare oltre e tanto meno il 2027, scadenza naturale della legislatura. Molti esponenti del partito di Sanchez vedono “una finestra di opportunità” se si votasse in poco tempo, per cogliere l’indignazione popolare contro le destre per aver bocciato il decreto casa.

Negli ultimi due anni, il caro affitto e la difficoltà per i cittadini di trovare casa hanno focalizzato l’attenzione pubblica nazionale. Mentre il Governo stava negoziando da mesi per approvare il decreto, in particolare con gli indipendentisti di Junts per Catalunya (Insieme per la Catalogna), la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato lo sfratto di una anziana di 87 anni, Maricarmen, cacciata dalla sua abitazione di Madrid dove viveva da decenni. Il fatto ha suscitato un enorme clamore popolare e molte persone si sono accampate nella centrale Puerta del Sol di Madrid per protestare e fare pressione per l’approvazione dell’ormai chiamato “decreto Maricarmen”. I manifestanti che aspettavano fuori dal parlamento hanno accolto con urla di “vergogna” la notizia della bocciatura.

Decine di migliaia di cittadini sono scesi sabato in strada a Madrid e in diverse città spagnole, in una grande protesta convocata dal Sindacato degli Affittuari. Il tema della casa ha causato un terremoto politico nel Paese. I movimenti sociali denunciano come le città spagnole stiano diventando una sorta di miscuglio fra centri commerciali e “resort” e reclamano il diritto dell’urbe per la gente che ci vive. “Madrid ci appartiene, a te e a me”, è un verso della celebre banda rock Biznaga che è stato il più cantato dai manifestanti. Alcuni esperti avvertono del pericolo di una società del futuro in cui la città diventa solo un prodotto da rendere redditizio.

L’emergenza casa ha sconvolto la situazione politica. Il Governo Sánchez, da mesi in enorme difficoltà per i casi giudiziari e la crisi che ha creato l’arrivo di migliaia di marocchini a Ceuta, vede ora uno spiraglio. Il Partito Popolare, in cima a tutti i sondaggi, ha bocciato, insieme a Vox, un decreto molto voluto dai cittadini. Per i socialisti le possibilità di vincere le elezioni sono minime, ma potrebbero almeno recuperare posizioni e ottenere un buon risultato. Tuttavia, non tutti gli esponenti del PSOE sono d’accordo con le elezioni, considerando che ci sarebbe ancora spazio per approvare un altro decreto e frenare gli sfratti, come hanno chiesto migliaia di persone nelle manifestazioni in tutta la Spagna.

Da mesi, certo della vittoria, il Partito Popolare di Alberto Núnez Feijóo insiste per le elezioni anticipate. Il leader popolare da mesi si sforza di trasmettere in pubblico che è pronto per affrontare le urne, ma in privato chiede prudenza. Attorno a Feijóo aleggerebbe la consapevolezza che non è tutto pronto per l’eventuale nomina dei futuri ministri. A sua volta, considerano che allungare l’agonia dell’attuale Gabinetto sarebbe di beneficio ai popolari e frenerebbe la forza di Vox per negoziare una eventuale alleanza di Governo. Allo stesso tempo, il PP minimizza l’impatto elettorale della crisi sulla casa.

Intanto Pedro Sánchez riflette. Se decidesse di prolungare la legislatura dovrebbe, tra l’altro, affrontare anche la difficilissima approvazione della Legge di Bilancio e molti socialisti dubitano sulla reale possibilità di successo. Alcuni del fronte socialista ricordano inoltre che a novembre si terranno le elezioni di Midterm negli Stati Uniti e un eventuale voto sfavorevole a Donald Trump potrebbe dare una iniezione di fiducia ai socialisti spagnoli. La parola, ora, spetta a Pedro Sánchez.

Maria Eva Pedrerol

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