IA, il multilateralismo tecnologico per governare il futuro digitale

Il multilateralismo è sempre più un ‘sorvegliato speciale’ o meglio un metodo in ‘decadenza di attuazione’ come emerge nelle crisi globali e anche nei discorsi dei leader che si stanno avvicendando in questi giorni alla Sessione delle Nazioni Unite. Ma, proprio dal Palazzo di Vetro,  emergono gli elementi embrionali (se si vogliono cogliere) per un multilateralismo diverso, in grado di affrontare le sfide fondamentali del nostro tempo: la pace, l’emergenza climatica, l’insicurezza economica e l’intelligenza artificiale.

Prendendo in considerazione l’ emergenza IA e la sua governance, che molto ha a che fare con gli equilibri globali, bisogna guardare a soluzioni innovative e praticabili. ‘Abbiamo bisogno di un’architettura responsabile, trasparente e regolamentata’, ha detto il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa all’Onu. “Abbiamo bisogno di un’IA che sia al servizio dell’umanità, non che la controlli. Dobbiamo sempre mantenere il controllo della situazione, stabilendo un ritmo di sviluppo sicuro e protetto. Il settore dell’IA non può essere regolamentato da poche grandi aziende globali’. E ancora: ‘Le Nazioni Unite devono svolgere un ruolo centrale nella definizione di standard globali attraverso il Patto Globale delle Nazioni Unite per il Digitale, il Gruppo Scientifico Internazionale Indipendente e il Dialogo Globale sulla Governance dell’IA’.

Non è solo Costa ad avere tale visione, ma vale la pena ragionare sull’aspetto dell’architettura regolamentata perché, mentre dilpomazia e politica arrancano di fronte alle crisi globali, si guarda alla capacità di soggetti diversi in grado di applicare una governance più tecnica, in grado di interpretare l’era dell’intelligenza artificiale con maggiore complessità e che sia vicina all’etica dell’humanitas.

E’ sempre più evidente che uno dei nodi centrali del nostro secolo sia la necessità di una governance capace di superare le paralisi della diplomazia tradizionale. Mentre il multilateralismo politico fatica a risolvere i conflitti geopolitici, la regolamentazione dell’IA emerge come un terreno in cui la cooperazione internazionale non è solo auspicabile, ma tecnicamente indispensabile. Il passaggio da un multilateralismo politico a uno più tecnico e multilivello offre diversi spunti di riflessione, primo fra tutti il superamento dell’oligopolio tecnologico: la governance dell’IA non può essere delegata alle Big Tech. Quando lo sviluppo tecnologico è guidato solo dal profitto, si rischia di creare monopoli di fatto in grado di influenzare le economie e le democrazie a livello globale.

Ma sarebbe un errore puntare solo sul controllo degli Stati anche se, a parole, i due competitor maggiori (USA e Cina) assicurano di non voler cadere nella trappola di Tucidide (come ha detto Xi a Trump pochi giorni fa a Washington). L’appello ricevibile di chi invoca regole globali mira a riportare la sovranità normativa in mano pubblica e collettiva ma occorrono dei passaggi certi e guidati dai principi di complessità attiva e non solo dichiarata. E qui entra in gioco, come elemento regolatorio, anche la governance tecnica: esistono già dei pilastri fondamentali, nati in ambito ONU, come il Global Digital Compact, l’accordo quadro per garantire che la tecnologia sia inclusiva e rispetti i diritti umani.

Il Dialogo Globale sulla Governance dell’IA deve trovare un nuovo allineamento tra lo spazio politico e quello tecnico per conciliare le normative tra blocchi geografici diversi (USA, UE, Cina).

In questo contesto, la tecnologia può davvero agire come collante multilaterale. Così, mentre la politica divide (guerre, sanzioni, dazi economici), gli standard tecnici hanno la capacità di unire. La cybersecurity, l’interoperabilità dei sistemi e la prevenzione di minacce esistenziali legati all’IA (come le armi autonome o la disinformazione di massa) richiedono protocolli universali, che devono oltrepassare i confini e le barriere della geopolitica. In questo senso, raggiungere un multilateralismo tecnologico globale e ben regolato potrebbe diventare l’unico modo per evitare una frammentazione tecnologica pericolosa.

Non basta l’enunciazione di tenere attivo un filo rosso per avvertirsi reciprocamente sui rischi dell’IA, come si sono detti Trump e Xi nel loro lincontro a Washington. Serve pensare tutto prima che accada.

Marzia Giglioli

 

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