Dopo Hormuz e al-Mandeb, nuovo passaggio cercasi

I guerriglieri Houthi hanno raggiunto oggi la città di Dhubab, lungo lo stretto di Bab al-Mandeb e occupato l’isoletta di Mayyun, completando la presa di controllo dell’area dello stretto che è cruciale per impedire il transito delle petroliere e delle navi commerciali dell’Arabia Saudita dal Golfo persico al Mar Rosso e, quindi, al canale di Suez. Lo hanno comunicato fonti governative yemenite. Le medesime fonti hanno anche ribadito che impediranno il passaggio alle sole navi saudite, quelle con altre bandiere potranno passare come è sempre avvenuto. Attraverso Bab al-Mandeb transita circa il 30 per cento del commercio mondiale.
L’escalation bellica provocata dagli Houthi sta intanto modificando gli equilibri dei conflitti incrociati in atto nel Golfo e nel Medio Oriente, in un’atmosfera sempre più tesa dal “doppio blocco” Usa-Iran sullo stretto di Hormuz. In attesa di capire, molti produttori di petrolio e armatori tengono ferme le loro navi. Al-Mandeb era un’alternativa a Hormuz. Fermo per danni l’East-West pipeline, che si debba tornare alla circumnavigazione dell’Africa? E’ una situazione che preoccupa tutto il mondo per le conseguenze economiche che potrebbe avere. A cominciare dagli Stati Uniti, che hanno espresso “profonda preoccupazione” per il controllo e la sicurezza delle rotte commerciali e per il possibile allargamento del conflitto.
Il presidente Trump, che ha fatto sapere di essere in contatto con i dirigenti Houthi, ha intanto confermato però la sua decisione, nota fin da ieri, di non fornire all’Arabia Saudita gli “aiuti militari diretti” che gli sono stati chiesti dal principe Bin-Salman in due chiamate telefoniche. Gli americani aiuteranno i sauditi con l’intelligence e per individuare obiettivi da colpire. Secondo analisti militari, il pericolo è che se gli Houthi non venissero fermati subito sarà difficile farlo quando avranno il sostegno popolare che ricercano. “Occorre un intervento dell’aviazione subito, con pesantissimi bombardamenti”, dicono i militari.
Per l’Arabia Saudita il momento è critico. Con l’aiuto americano inferiore alle aspettative, il crollo delle esportazioni di petrolio, la difficoltà dei Paesi del Golfo di mettersi d’accordo per una difesa comune e soprattutto efficace dagli attacchi dell’Iran e dei suoi proxy, è tutto il programma di riforme del principe Bin-Salman a essere in pericolo.
Le preoccupazioni per un possibile allargamento del conflitto, che all’inizio era tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, e nel quale si è ora inserimento un terzo protagonista, è temuto da molti analisti. La rapidità – meno di una cinquantina di ore in tutto – con cui gli Houthi hanno sbaragliato le milizie del governo ufficiale yemenita (pagate in massima parte dall’Arabia Saudita) mostra che si erano negli ultimi tempi preparati alla guerra che, cominciata più di dieci anni fa, era “dormiente” da quando quattro anni fa era stato concluso un cessate il fuoco.
In questo periodo, secondo un misto di informazioni diplomatiche e giornalistiche, gli Houthi – che all’inizio erano stati da alcuni considerati un gruppo di guerriglieri quasi folkloristico – si sono trasformati in veri soldati. Anthropic ha addirittura rivelato che avrebbero usato il programma di intelligenza artificiale dell’azienda, Claude, per correggere i difetti di alcuni missili e sistemi d’arma da loro realizzati. Di religione sciita integralista, gli Houthi sono considerati dei “pragmatici”. Insistono sulla loro “diversità” dagli iraniani, che pure sono il loro principale sponsor e finanziatore con soldi ed armi. Altri aiuti sono giunti in passato a Sanaa dalla Russia e dalla Cina, per “dare fastidio” agli americani e anche per “facilitare” in tempi recenti il passaggio verso Pechino di petroliere cariche di greggio iraniano.

Carlo Rebecchi

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