L’Armenia corteggia l’Asia centrale mentre il corridoio TRIPP prende forma

Secondo Zamira Eshanova di RFE/RL, il progetto TRIPP – il corridoio commerciale che dovrebbe attraversare l’Armenia collegando l’Azerbaigian alla exclave di Nakhchivan e aprendo una nuova direttrice est-ovest – sta diventando molto più di una infrastruttura di trasporto. E’ un test geopolitico sul nuovo posizionamento di Erevan, sulla tenuta dell’influenza russa nel Caucaso e sulla disponibilità dell’Asia centrale a partecipare a una rotta sponsorizzata dagli Stati Uniti che aggiri Russia e Iran.

Il primo dato geostrategico è che l’Armenia sta cercando di usare TRIPP per uscire dal proprio isolamento economico e ridefinire la propria collocazione strategica. Come ricostruisce RFE/RL, il corridoio rientra nel quadro del processo di pace mediato dagli Stati Uniti tra Erevan e Baku dopo la guerra per il Nagorno-Karabakh, e non riguarda solo strade e ferrovie: prevede anche possibili oleodotti, gasdotti, fibra ottica e infrastrutture elettriche. In questo senso, il progetto non è solo logistico ma potenzialmente sistemico: punta a fare dell’Armenia un nuovo hub di transito tra Caucaso, Turchia, Europa e Asia.

Il secondo elemento rilevante è che il progetto ha un chiaro significato di disallineamento da Mosca. Dopo la riconquista azera del Karabakh nel 2023, Erevan ha progressivamente preso le distanze dalla Russia e si è avvicinata all’Occidente. TRIPP è una delle espressioni più visibili di questa svolta. Il fatto che Washington possieda la quota di gran lunga maggiore del progetto e abbia già impegnato fondi iniziali conferma che il corridoio viene pensato anche come leva di proiezione americana nel Caucaso meridionale.

Il terzo punto decisivo riguarda il ruolo dell’Asia centrale. Il premier armeno Nikol Pashinian sta cercando di coinvolgere Kazakhstan e Kyrgyzstan, ma, come sottolinea RFE/RL, entrambi i Paesi si muovono con estrema cautela. Ufficialmente mostrano interesse o curiosità; in pratica restano prudenti, per non irritare due attori che vedono il progetto con sospetto: Russia e Iran. Qui emerge un nodo geostrategico importante: per Astana e Bishkek, partecipare a TRIPP significherebbe rafforzare una rotta che si integra con il Middle Corridor e apre uno sbocco verso Turchia ed Europa, ma anche rischiare di incrinare rapporti con Mosca proprio mentre la presa russa sull’area resta ancora molto significativa.

Questo porta al quarto elemento chiave: TRIPP è una misura del declino relativo dell’influenza russa ma non ancora del suo superamento. La prudenza di Kazakhstan e Kyrgyzstan, definita da un analista come “curiosamente muta”, suggerisce che la Russia mantiene ancora una capacità di deterrenza politica notevole sugli ex spazi sovietici. In altre parole, il progetto mostra che si stanno aprendo alternative alla dipendenza da Mosca ma anche che nessuno nella regione considera quella dipendenza già archiviata.

C’e’ poi un quinto aspetto da non sottovalutare: il fatto che Iran e Russia siano entrambi sotto forti sanzioni occidentali rende il corridoio ancora più sensibile. TRIPP non si limita a bypassare due potenze sanzionate; di fatto, propone una nuova architettura di connettività regionale che risponde a una logica diversa da quella tradizionale del Caucaso post-sovietico. Questo spiega perchè il progetto susciti tanta attenzione: è’ una infrastruttura che tocca insieme pace Armenia-Azerbaigian, competizione tra corridoi euroasiatici, influenza americana e arretramento relativo della Russia.

TRIPP è molto più di un corridoio commerciale. E’ un banco di prova del nuovo orientamento armeno, un test della disponibilità centroasiatica a partecipare a rotte alternative a quelle dominate da Mosca e Teheran, e un segnale della crescente centralità del Caucaso nelle rivalità di connettività del continente euroasiatico. Se andrà avanti, il progetto potrebbe ridisegnare non solo i flussi commerciali ma anche gli equilibri politici della regione.

M.E.

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