Gli inviati statunitensi effettuano la loro visita a Kiev nel contesto degli sforzi per la pace

Secondo Reuters, la visita a Kiev degli inviati americani Jared Kushner e Steve Witkoff, subito dopo le oltre tre ore di colloqui con Vladimir Putin a Mosca, conferma che Washington sta tentando di riattivare un canale negoziale più intenso sulla guerra in Ucraina. Ma il quadro generale resta quello di una diplomazia che si muove dentro un conflitto ancora pienamente aperto, senza segnali di svolta reale e con distanze sostanziali ancora intatte tra Mosca e Kiev.

Il primo dato geostrategico è che l’amministrazione Trump cerca di rimettere al centro gli Stati Uniti come attore indispensabile di qualsiasi possibile architettura di pace. Reuters sottolinea che Zelensky considera Washington cruciale per un eventuale accordo e ritiene che esista una finestra utile prima che gli Stati Uniti entrino nella fase più intensa della prossima campagna presidenziale. Questo significa che, per Kiev, il negoziato non è solo una questione di contenuti, ma anche di timing politico americano: se il processo non si muove adesso, potrebbe diventare più difficile farlo avanzare più avanti.

Il secondo elemento importante è che l’Ucraina continua a impostare ogni eventuale trattativa attorno a un principio preciso: la pace deve essere accompagnata da garanzie di sicurezza credibili e durevoli. Nella lettura proposta da Reuters, il nodo non è soltanto fermare i combattimenti, ma evitare che una tregua instabile lasci il paese esposto a una futura nuova offensiva russa. E’ qui che si misura la differenza strutturale tra le parti: per Kiev, il cessate il fuoco non basta; serve una cornice che impedisca alla Russia di usare la pausa come semplice intervallo prima di una nuova aggressione.

Il terzo punto decisivo riguarda la persistenza del divario negoziale. Nonostante la nuova spinta americana, Russia e Ucraina restano lontanissime su dossier centrali, a cominciare dal Donbas. Reuters ricorda che Mosca pretende il ritiro ucraino da una fascia di centri urbani ancora contesi o difesi, mentre Kiev respinge questa ipotesi perchè la considera equivalente a una resa territoriale anticipata. In sostanza, la diplomazia si riapre, ma si riapre su una base che non ha ancora prodotto nemmeno un perimetro minimo condiviso.

Un altro dato rilevante è il carattere quasi paradossale di questa fase: mentre si tenta di costruire uno spazio di dialogo, la guerra continua a definire il contesto. E’ vero che il Cremlino ha annunciato una pausa temporanea degli attacchi su Kiev fino a lunedì e che Zelensky ha detto di voler sospendere i raid su Mosca. Ma Reuters osserva anche che sul fronte terrestre, lungo i 1.200 chilometri della linea di combattimento, non c’è alcun allentamento. Inoltre la Russia continua a colpire altre città ucraine, mentre Kiev prosegue gli strike in profondità contro raffinerie, terminal petroliferi e infrastrutture economiche russe, come nel caso dell’attacco alla raffineria di Ryazan.

Questo porta al nodo più importante della fase attuale: la guerra non si interrompe per lasciare spazio alla diplomazia; viene piuttosto gestita tatticamente per influenzare la diplomazia. La sospensione parziale dei bombardamenti sulle capitali serve a rendere possibili visite e segnali politici, ma non modifica la logica strategica di fondo. Mosca continua a negoziare da una posizione che presume vantaggi sul campo; Kiev accetta il confronto ma cerca di non trasformarlo in una legittimazione implicita delle conquiste russe.

Infine, la presenza a Kiev anche dei consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania, riportata da Reuters, segnala che il formato negoziale si sta muovendo in una cornice più ampia di quella puramente bilaterale tra Washington e le due capitali in guerra. Questo è importante perchè suggerisce che il tema delle garanzie postbelliche e della futura architettura di sicurezza europea non può essere affrontato senza un coinvolgimento diretto dei principali alleati del continente.

La nuova iniziativa americana riapre un tavolo ma non ancora una vera traiettoria di pace. Gli Stati Uniti provano a riattivare la mediazione; Kiev insiste su garanzie durevoli; Mosca non arretra dalle sue richieste strategiche; il fronte continua a restare attivo. In questo senso, la diplomazia non è ancora l’alternativa alla guerra, ma il suo prolungamento politico in condizioni di forza ancora irrisolte.

M.E.

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

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