Secondo Marta Serafini sul Corriere della Sera (5 settembre 2026), l’attacco alla sede dei servizi di sicurezza ucraini a Kiev segna un passaggio importante nella strategia russa: non colpire soltanto infrastrutture o obiettivi militari convenzionali, ma prendere di mira il cuore operativo e simbolico dello Stato ucraino. Il raid con drone contro gli 007 di Kiev non è quindi solo un episodio bellico: è un messaggio diretto sulla capacità di Mosca di penetrare, intimidire e tenere sotto pressione i centri nevralgici della resistenza ucraina.
Il primo dato geostrategico che emerge dal quadro ricostruito da Marta Serafini è la volontà russa di agire su più livelli insieme. Da un lato c’è l’azione militare vera e propria, con il colpo inferto a una struttura altamente sensibile. Dall’altro c’è l’effetto politico e psicologico: rendere Kiev sempre più vulnerabile anche come spazio di decisione, visita diplomatica e rappresentazione della sovranità. Non è un caso che il contesto della missione del tandem Witkoff-Kushner appaia già segnato da timori e pressioni, con la percezione che i russi non vogliano lasciare a Kiev alcuna agibilità politica normale. La guerra, in questa chiave, non colpisce solo il territorio: colpisce la funzionalità politica della capitale.
Un secondo elemento decisivo riguarda il tentativo russo di allargare il conflitto sul piano normativo e narrativo internazionale. Sempre secondo Marta Serafini, Mosca ha investito anche l’International Civil Aviation Organization (ICAO), chiedendo all’organizzazione di condannare quelle che definisce minacce ucraine allo spazio aereo russo. Questo passaggio è molto significativo: la Russia non si limita a usare la forza sul terreno, ma prova contemporaneamente a riposizionarsi come soggetto minacciato, spostando il discorso sul terreno della regolazione aerea e della legittimità internazionale. E’ una forma tipica di guerra ibrida: colpire, intimidire e insieme tentare di riscrivere il racconto del conflitto.
Il richiamo di Trump a un possibile piano di pace introduce poi una tensione ulteriore. Nella lettura del Corriere della Sera, il nodo è evidente: mentre si evocano formule diplomatiche, la Russia continua a intensificare la pressione militare e simbolica. Questo significa che Mosca non sta preparando il terreno a una trattativa in condizioni di equilibrio, ma cerca piuttosto di arrivare a qualsiasi eventuale negoziato da una posizione di vantaggio coercitivo. La diplomazia, in questa fase, non sostituisce la guerra: ne viene modellata.
Il quadro delineato da Marta Serafini mostra una Russia impegnata a comprimere contemporaneamente lo spazio militare, politico e psicologico di Kiev. L’attacco agli 007 ucraini e il ricorso alla leva dell’ICAO indicano che il Cremlino continua a combattere su più fronti – operativo, istituzionale, narrativo e diplomatico – per aumentare il costo della resistenza ucraina e condizionare in anticipo il perimetro di qualsiasi futura trattativa. In questo senso, la vera posta in gioco non è soltanto la difesa di una capitale sotto assedio, ma la capacità dell’Ucraina di restare uno Stato pienamente operante anche sotto la pressione crescente della guerra totale.
M.E.
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