Cina e la Ice Silk Road. Il climate change è la nuova frontiera geostrategica

(Marzia Giglioli)

Il clima sta diventando la nuova leva geopolitica e lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico la nuova frontiera per la supremazia delle rotte.

E nella corsa, come ha scritto il Financial Times, risulta già in vantaggio la Cina che ha inaugurato la Ice Silk Road. Così, mentre le temperature di questi mesi allarmano il mondo e le temperature globali dei mari raggiungono livelli record, i competitor mondiali guardano ai nuovi business e al nuovo potere sui mari con nuove rotte strategiche (e nuove alleanze). E la strategia accelera per i conflitti in atto che bloccano le rotte tradizionali. Mentre tutti si preoccupano del cambiamento climatico nell’Atlantico, nel Pacifico e nel Mediterraneo, la geopolitica punta alle opportunità commerciali e ridisegna strategie per lo scioglimento dei ghiacci artici che apre a nuove rotte nell’estremo Nord promettendo di ridurre drasticamente i tempi e l’energia necessari per trasportare le merci dall’Atlantico al Pacifico. In tal modo, le nuove vie commerciali rimodelleranno anche la mappa geostrategica.

‘Con la sua Dottrina Donroe, Trump ha promesso di dare priorità alla sicurezza nelle aree più vicine agli Stati Uniti, che includerebbero l’emisfero settentrionale e quello occidentale, e ha minacciato di annettere la Groenlandia. Ma è la Cina (con l’aiuto di rompighiaccio russi) – come nota il Financial Times – a sfruttare al meglio le nuove opportunità commerciali e di transito nell’Artico’. Pochi giorni fa una compagnia di navigazione cinese ha inaugurato il primo servizio settimanale di navi portacontainer attraverso l’Artico. La rotta, battezzata Ice Silk Road e ‘inaugurata’ il 12 agosto) costeggia la Russia e collega la costa orientale cinese al Regno Unito.

Ice Silk Road ha evidentemente l’obiettivo di aggirare i blocchi dello stretto di Hormuz passando a Nord e quindi evitando i colli di bottiglia, come lo Stretto di Malacca o il Canale di Suez. Il Financial Times ha anticipato che la compagnia cinese Sea Legend è il primo servizio di trasporto regolare di container che collega Ningbo con Felixstowe, passando nelle acque del Mar Artico attraverso il passaggio a Nord-Est e
rappresenta di fatto una valida alternativa alle tradizionali rotte marittime mondiali, poiché lo scioglimento dei ghiacci polari accorcia il viaggio tra Europa e Asia e le navi possono evitare i punti critici del traffico marittimo e i punti di strozzatura come lo Stretto di Bab el-Mandeb, che conduce al Mar Rosso.

Ice Silk Road, calcolando i tempi, ridurrebbe di circa la metà la navigazione abituale di 40 giorni tra i due porti, a seconda delle condizioni nel Circolo Polare Artico.

La nuova rotta cinese unisce Ningbo-Zhoushan, sulla costa nord-orientale della Cina, uno dei porti commerciali più grandi e importanti del mondo per volume di merci movimentate, e Felixstowe, il più grande porto per container del Regno Unito, a 115 chilometri a Nord-est di Londra. La rotta marittima del Nord (Northern Sea Route) costeggia la costa artica dal Mare di Kara allo Stretto di Bering. Si estende per circa 7.500 miglia nautiche tra la Cina orientale e l’Europa settentrionale ed è più corta rispetto alle 10.500 miglia nautiche della rotta che passa per il Canale di Suez. La Ice Silk Road, con lo scioglimento dei ghiacci, richiederà 18-20 giorni, diventando più conveniente rispetto al Canale di Suez che passa obbligatoriamente dallo Stretto di Bab el-Mandeb, oggetto degli attacchi degli Houthi .

Come ha scritto Il Sole 24 Ore, la Northern Sea Route è controllata dalla Russia attraverso l’agenzia amministrata da Rosatom, il colosso statale dell’energia nucleare, che rilascia i permessi di navigazione nelle 28 sezioni in cui è suddivisa la rotta. Sul piano geopolitico, la crescente presenza cinese nell’Artico si intreccia inoltre con le ambizioni di Mosca, che vede nello sviluppo delle rotte settentrionali una leva economica e strategica. Il Corriere della Sera segnala che la Russia applica un controllo amministrativo, logistico e normativo sulla rotta, di cui gestisce non solo i permessi di transito, ma anche i servizi di pilotaggio e rompighiaccio attraverso il colosso statale Rosatom. Per questi servizi Mosca impone un pagamento, proprio come sta tentando di imporre Teheran su Hormuz,

 

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