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Nitya Labh e Farea Al-Muslimi (Chatham House) scrivono che il blocco del Mar Rosso imposto dagli Houthi all’Arabia Saudita, annunciato il 20 luglio, segna una nuova e pericolosa fase nella crisi che sta colpendo il commercio marittimo globale. Si registrano già attacchi contro navi saudite. Di fatto, ciò comporta la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandab e del Canale di Suez, isolando entrambe le estremità del Mar Rosso e aggravando l’attuale crisi nello Stretto di Hormuz. Il mondo si trova ora ad affrontare una crisi di strozzatura a tre vie. Il sistema internazionale sarà in grado di proteggere il commercio globale? Se sia lo Stretto di Bab el-Mandab che quello di Hormuz rimarranno contesi, i governi si troveranno sempre più spesso ad affrontare la stessa difficile domanda: quanta perturbazione economica sono disposti a tollerare prima di ricorrere a un’escalation militare? La situazione metterà alla prova anche le crescenti ambizioni degli attori non statali. Gli Houthi hanno dimostrato che anche un movimento con capacità militari limitate può minacciare i punti strategici e esercitare pressioni sulle potenze regionali, nello stesso modo in cui l’Iran ha fatto a Hormuz. Ma riusciranno a mantenere i loro sforzi? Una volta superato lo shock iniziale, i responsabili politici dovrebbero concentrarsi meno sul blocco in sé e più sulla questione dell’escalation. L’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e le potenze commerciali esterne dovranno infine definire cosa significhi una conclusione positiva della crisi e dove si collochino i limiti dell’escalation. L’Iran e gli Houthi dovranno decidere a che punto i costi politici e militari del protrarsi dell’interruzione supereranno i benefici strategici. La risposta a questa domanda determinerà sia la durata della crisi sia la probabilità di un conflitto regionale più ampio.
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