(Marzia Giglioli)
Trump e Prevost: due visioni , due modi di concepire la legittimità delle azioni. Tema difficile, e ancora più difficile è l’analisi sulla contrapposizione di queste due voci che parlano al mondo.
Viene spontaneo ricordare queste contrapposizioni, per quello che accade nella storia che viviamo: in queste ore, quando la tensione scorre tra le cancellerie di Washington e Roma per le frasi di Trump sulla Presidente del Consiglio italiana e sulle leadership europee – da condannare decisamente – che vanno lette al di là dell’episodio in sé e considerate per quello che vogliono significare: tali frasi sono tese a rimarcare la volontà del presidente Usa di ‘essere il boss’, con potere assoluto di dire o non dire, di offendere o esaltare, per poi cambiare giudizio nel giro di poche ore.
L’America di Trump sceglie ancora una volta di essere se stessa, non cerca amici, non cerca consensi fuori dai propri confini. Il Papa propone invece un ragionamento globale, assoluto, senza confini, senza disumanità, perché nessuno rimanga indietro. Due voci americane di fronte alle sfide del mondo.
Intanto passano nella cronaca della geopolitica episodi che lasciano sconcertati, perché è impossibile dargli un senso. Nessuno si spiega
perché il presidente americano scelga di offendere un Paese alleato come l’Italia con frasi che non hanno nulla di politico, ma piuttosto hanno il sapore di piccole beghe intramoenia.
Rimane lo stupore e si rende necessaria una replica aumentando così le divisioni. Ma, del resto, come non rispondere? E così, dopo le parole di Trump “Meloni mi ha implorato una foto”, la premier risponde: “L’Italia non implora”. Dopo risposta di Giorgia Meloni, arriva la reazione del ministro Tajani che cancella la sua visita in America.
Il copione sembra sempre lo stesso: Trump, in questo secondo mandato, ha innescato la ‘diplomazia delle offese’, lanciando accuse soprattutto ai paesi ‘vicini’ ma scommettendo sul fatto di restare uniti, mentre l’unità fa acqua da tutte le parti. Le accuse fioccano sugli alleati, ormai quotidianamene, e le parole sono ancora più dure di quelle riservate ai ‘nemici’. Una diaspora occidentale matura ogni giorno e servono le soluzioni.
Ed è cosi che un nesso tra quello che dice Trump e la visione di Papa Leone riporta esattamente la questione entro i termini essenziali: cosa bisogna essere ? Vale per la geopolitica, vale per il destino dell’uomo di fronte alle sfide, alle guerre e ai conflitti: quelli tradizionali, quelli ibridi e cognitivi e quelli innescati dall’IA.
Leone XIV, ormai è molto chiaro, parla non solo ai cattolici ma a tutto il mondo. Lo esprime chiaramente nella sua ultima enciclica, Magnifica Humanitas, che dimostra la continuità con la Rerum Novarum. il Papa di oggi torna a parlare non solo dei poveri ma dell’umanità mal rappresentata e messa a rischio anche dall’intelligenza artificiale: ma per questo non serve la forza ma l’applicazione dei concetti di piena giustizia.
Trump, sostenuto dalla sua ideologia MAGA, punta tutto sul fatto che si debbano stabilire delle priorità in politica estera e nelle relazioni con gli Stati e che gli interessi degli americani debbano venire prima di tutto: e che non ci debba essere necessariamente una corrispondenza tra gli interessi del mondo e quelli degli americani.
La questione mette così di fronte due mondi e due sogni americani. Come si legge in una lunga analisi di Appia Institute, “c’è un’America con i suoi valori tradizionali proiettati nel mondo, e una nuova, strana America, ancora incerta su come orientarsi. In un certo senso, entrambe queste risposte, quella della Chiesa cattolica e quella dell’America di Trump, affrontano la crisi di un sistema globale che non funziona più.”
Ma non ci sono solo due Americhe a confronto: si tratta di scegliere tra i mondi possibili mentre le istituzioni internazionali dimostrano sempre di più di essere inadeguate a raporesentare principi condivisi.



