(Marzia Giglioli)
La pace tra Usa e Iran è ora ancora più fragile. Che ci fosse ancora tanto lavoro da fare lo si capiva dalle note diplomatiche e dai sospesi che contiene il memorandum d’intesa, ma oggi si attendeva almeno un punto fermo: invece, a poche ore dai colloqui che erano previsti, è saltato tutto. Vance non sarà in Svizzera e il governo elvetico annuncia al mondo che tutto è rinviato a tempo indeterminato.
Si possono fare mille congetture ma – più che sulla logica diplomatica – l’analisi sembra portare verso logiche di audience e di consenso.
Trump non parla mai a caso, piaccia o non piaccia quel che dice, ha sempre una costante e un obiettivo: affermare la forza degli Usa e la propria vittoria personale.
L’accordo con l’Iran non era certamente l’occasione più conforme per una investitura: troppe critiche e troppe versioni contrastanti.
Non a caso, alla vigilia dei colloqui in Svizzera, il presidente americano dichiarava ad Axios che “non ci sono limiti al mio potere!”. ammettendo di aver negoziato l’accordo con l’Iran per evitare che il conflitto degenerasse in una depressione economica globale.
Ciononostante, ha negato di essere stato in qualche modo ridimensionato: “non ho imparato nessuna lezione”. E, per togliere ogni ombra, ribadisce che gli Stati Uniti hanno sconfitto l’Iran “in modo totale”, e che il memorandum d’intesa “probabilmente equivale a una resa incondizionata”. Nell”intervista il presidente Usa ha rivendicato l’efficacia del blocco navale imposto dagli Usa: “chi altri avrebbe potuto attuare un blocco simile? Io ho effettuato un blocco navale in cui nessuna nave è riuscita a passare”, ha detto il presidente.
‘E poi una frase inequivocabile: “stupido ed invidioso chi critica l’accordo”. E una sferzata a Netanyahu: dalla Casa Bianca arriva l’avviso: smetta di criticarci, siamo gli unici amici rimasti a Israele.



