(Maria Eva Pedrerol)
Il presidente argentino Javier Milei sta affrontando il peggior momento da quando è arrivato alla Casa Rosada nel dicembre 2023. La crisi economica e le accuse di corruzione nei confronti del suo Governo stanno minando la fiducia dei cittadini nei confronti del leader populista: cresce il pessimismo tra le famiglie rispetto al futuro economico del Paese, crescono i tagli alla spesa e aumenta il malessere sociale.
Proprio questo martedì decine di migliaia di professori universitari, lavoratori, studenti e autorità accademiche sono scesi in piazza a Buenos Aires e in diverse città argentine, stando agli organizzatori un milione e mezzo in tutto il Paese, per chiedere al Governo di rispettare la legge sui finanziamenti alle università pubbliche. Stando a stime ufficiali, dal 2023 fino ad oggi i finanziamenti al sistema di educazione superiore sono crollati del 45,6%. La richiesta è quella di incrementare i finanziamenti per portarli ai valori del 2023, come stabilisce la legge approvata l’anno scorso dal Congresso. Il presidente argentino pose il veto alla legge, ma i parlamentari rigettarono il veto.
“Milei rispetti a legge” o “Senza università pubblica non c’è futuro” oppure “Il peggior nemico di un governo corrotto è un popolo colto”, si leggeva in tre dei grandi cartelli sistemati nella storica Plaza de Mayo. I manifestanti, al ritmo di tamburi, hanno chiesto a gran voce al Governo di rispettare la legge, vale a dire “la regola democratica e costituzionale basica” sui fondi alle università. Molto prima dell’inizio della protesta, il Governo aveva preannunciato il suo ‘no’ ad accettare le esigenze dei manifestanti, accusando le università di “politicizzare il reclamo”. “L’unica legge che rispetteremo sarà quella di bilancio”, aveva sottolineato il sottosegretario per le Politiche Universitarie Alejandro Alvarez.
Una conseguenza grave della mancanza di fondi riguarda anche gli ospedali universitari che si trovano in una situazione economica critica. Dall’anno scorso, denunciano in molti, non vengono erogati i finanziamenti necessari. Circa un milione di pazienti ogni anno vengono assistiti negli ospedali che dipendono dalle università pubbliche, dove allo stesso tempo si formano migliaia di studenti. Il Governo di Milei rigetta le accuse, affermando che i finanziamenti arrivano tutti i mesi. Per gli ospedali universitari – dicono i loro dirigenti – non è sufficiente.
Lo scontro tra Governo e universitari si aggiunge a un disagio sociale crescente. Stando all’ultimo rilevamento di Management & Fit, è arrivato al 54,3% il tasso di disapprovazione nei confronti del Governo, mentre l’approvazione è caduta al 37,2%, quasi dieci punti in meno rispetto a febbraio. Lo stesso Milei ha ammesso di recente che “questi ultimi mesi sono stati duri” in Argentina, aggiungendo, però, “chiediamo pazienza. La direzione è quella giusta”.
Male anche i risultati industriali: i dati ufficiali sull’evoluzione dell’industria nazionale hanno registrato un crollo su base annua dell’8,7%, in settori chiave come l’industria tessile, meccanica e autoveicoli. Poco lusinghiera anche un’analisi sulla politica del leader populista pubblicato a inizio di maggio dall’Economist. Con il titolo “Javier Milei ha problemi seri”, il settimanale britannico sottolinea come Milei si trovi nel peggior momento da quanto ha assunto la presidenza. Il Pil – scrive il settimanale – è crollato del 2,6% a febbraio 2026, rispetto a gennaio, la peggior caduta dal 2023 e prende poi di mira la $LIBRA, la criptomoneta promossa da Milei attraverso le sue reti sociali e poi crollata causando ingenti perdite a numerosi investitori. The Economist allude anche ai casi di corruzione, citando l’inchiesta sul presunto arricchimento illecito del suo capo di Gabinetto Manuel Adorni, il quale nega di aver commesso delle irregolarità.
Proprio le accuse di corruzione stanno ledendo l’immagine del leader argentino fra la popolazione che si sente sempre più povera. La stella di Javier Milei comincia davvero ad appannarsi.



