(Marzia Giglioli)
È stato ‘amichevole e costruttivo’ l’incontro tra il Pontefice ed il Segretario di Stato americano Marco Rubio. Obiettivo del faccia a faccia era certamente quello di ridurre le tensioni tra la Santa Sede e Washington, dopo gli attacchi di Trump. Ma c’era molto altro sul tavolo, la guerra in Medio Oriente, gli attacchi in Libano,il conflitto in Ucraina, il destino di Cuba, tutti temi su quali il Santo Padre ha più volte richiamato l’attenzione, invocando la pace.
Missione difficile quella di Rubio, con l’apparente mandato presidenziale che ‘non si vada a Canossa’, che si inserisce in una fase di forte pressione geopolitica che riguarda i rapporti tra Stati Uniti ed Europa, resi più difficili dai continui attacchi di Trump che hanno investito duramente anche Papa Leone XIV, fino a poche ore prima della partenza di Rubio per Roma.
Molti commentatori non mancano di sottolineare che questa ‘missione’ in Italia serva non solo a rimettere pace tra le due sponde dell’Atlantico ma anche allo stesso Rubio per costruire la sua candidatura alle presidenziali del 2028.
Ma sembra altrettanto probabile che Trump abbia bisogno di Rubio, per allentare le tensioni e che Rubio non stia correndo certamente da solo. C’è in sostanza da ricucire la prospettiva sul futuro delle relazioni tra Usa e Santa Sede, ma forse ci vorranno segnali più concreti anche da parte di Trump, perché se è vero che ‘è prematuro’ ipotizzare un possibile colloquio tra Trump e Leone XIV, è altrettanto vero, ha fatto sapere il Segretario di Stato Parolin, che ‘il Santo Padre è aperto a tutte le cose, non si è mai tirato indietro di fronte a nessuno. Quindi, se ci fosse l’offerta o la richiesta di un dialogo diretto con il presidente Trump, immagino che non avrebbe nessuna difficoltà ad accettarlo’, anche perché ‘non si può prescindere dagli Stati Uniti’ e ‘nonostante qualche difficoltà che c’è, loro rimangono, certamente, un interlocutore per la Santa Sede’.



