(Carlo Rebecchi)
Negli ultimi tre giorni l’Iran ha fatto pervenire a Donald Trump almeno due messaggi, secondo alcune fonti potrebbero essere addirittura tre, che il titolare della Casa Bianca Donald Trump ha valutato “meno negativi” di quelli recapitati in precedenza dai mediatori pakistani ma che, a suo giudizio, non contengono ancora l’accettazione delle richieste per gli Stati Uniti indispensabili per il riavvio del negoziato di pace bloccatosi a Islamabad. I negoziatori americani, Dave Witkoff e Jared Kushner, sono pronti a ritornare a Islamabad.
Per il momento, però, non si muovono da una Washington che, dopo il fallito attentato di sabato notte contro Trump e alla vigilia dell’arrivo in visita ufficiale di re Carlo III d’ Inghilterra, sembra percepire come meno urgente la ripresa del negoziato per mettere fine alla guerra. Effetto secondario del fallito attentato che, secondo alcuni osservatori, avrebbe permesso al presidente americano di ristabilire il contatto con il popolo MAGA.
Ad avere più fretta, in queste ore, sembrano gli iraniani. Nella proposta più recente, per tentare di sbloccare la situazione di stallo nei negoziati con Washington, l’Iran proporrebbe di discutere separatamente i due principali motivi di contrasto. Teheran vorrebbe che si parlasse prima delle condizioni per liberare il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz e questo in cambio di un lungo cessate il fuoco. Il “no” americano a un Iran con la capacità di costruire la bomba nucleare (con la ricerca del luogo dove conservare l’uranio arricchito in possesso di Teheran), dovrebbe invece essere discusso separatamente, in una seconda fase, perché estremamente complesso e delicato.
Di questo il ministro Araghchi potrebbe aver parlato oggi a San Pietroburgo, in Russia, anche con Vladimir Putin, uno dei due paesi – con la Cina – che da anni hanno rapporti molto stretti con l’Iran. Il presidente russo, come hanno riferito le agenzia di stampa locali, ha affermato che Mosca “farà tutto il possibile”, nell’interesse dell’Iran e degli altri Paesi della regione, “per portare la pace in Medio Oriente il più rapidamente possibile”. Putin ha anche rivelato di aver ricevuto la settimana scorsa un messaggio dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. “Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l’Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche”, ha detto Putin ad Araghchi.
Al momento non sembra che i paesi in conflitto si aspettino da Putin interventi in grado di favorire l’avvio di negoziati di pace. Prima di recarsi in Russia, il capo della diplomazia di Teheran era stato a Islamabad per spiegare ai mediatori pakistani le proposte inviate a Trump, e aveva avuto colloqui anche con alcuni dei colleghi dei paesi del Golfo, compreso il capo della diplomazia saudita, con i quali dopo i bombardamenti iraniani delle ultime settimane i rapporti sono al livello più basso. Il terreno per la rinascita di un’intesa che permetta la convivenza è per tutti lo stesso: il petrolio. Ed è pensando al dopoguerra, al dialogo dell’Iran sciita con i fratelli arabi sunniti, che Aragchi ha ripreso il bastone del pellegrino.



