Guerra nel Golfo, un altro obiettivo potrebbero essere gli impianti di desalinizzazione

(Maria Eva Pedrerol)

Non il petrolio, ma l’acqua potrebbe essere la grande protagonista nella guerra senza esclusioni di colpi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Negli ultimi giorni, un attacco, non ancora rivendicato, contro un impianto di desalinizzazione dell’acqua del mare sull’isola iraniana di Qeshm ha fatto scattare l’allarme e posto l’attenzione su questo grave fattore di rischio. Milioni di persone dipendono dall’acqua potabile prodotta in centinaia di stabilimenti presenti nei Paesi del Golfo Persico. Attaccarli, porterebbe a una crisi umanitaria senza precedenti.

Per tutta l’area mediorientale, essendo una delle zone più desertiche del pianeta, l’acqua è un bene prezioso e raro. Così i Governi dei Paesi del Golfo sono stati spinti ad essere i primi a esplorare e a investire in questo settore, vitale per le popolazioni e la loro economia. Se nel mondo ci sono circa 16.000 impianti di desalinizzazione dell’acqua del mare distribuiti in 177 Paesi, con una produzione di 95 milioni di metri cubi di acqua potabile al giorno, tra il 60 e il 70% e’ concentrato in Medio Oriente, producendo il 40% di acqua desalinizzata a livello globale. Sono, quindi, impianti strategici.

A esempio, in Kuwait, Bahrain e Qatar la desalinizzazione fornisce quasi tutta l’acqua potabile (oltre il 90% del totale), in Oman oltre l’85%, mentre in Arabia Saudita la cifra si aggira intorno al 70%. Gli Emirati Arabi Uniti sono meno dipendenti, con circa un 42% di acqua desalinizzata, grazie alla diversificazione delle riserve sotterranee e ai lavori di recupero delle falde. L’Iran, ia sua volta, fa un uso limitato di questa tecnologia ed è meno vulnerabile a eventuali attacchi contro questo settore. Ciò non toglie che la Repubblica islamica, a causa del cclimate change, sta affrontando una grave crisi di siccità. Bisogna sottolineare inoltre che gli impianti di desalinizzazione dipendono dalla produzione di grandi quantità di elettricità e di un sistema di lunghe condotte che trasportano l’acqua verso le città e gli impianti industriali. Il sistema più usato per la desalinizzazione è quello dell’osmosi inversa (90% del totale). Questo sistema richiede un consumo di energia dai 2,5 al 4,0 kWh per metro cubo.

Gli impianti di desalinizzazione si trovano lungo le coste, facilmente raggiungibili da droni e missili. Un attacco a questi impianti o alle centrali elettriche che li alimentano potrebbe causare una crisi umanitaria su larga scala. Colpire le infrastrutture per la desalinizzazione significa mettere in ginocchio un Paese. A Qeshm, dopo l’attacco, 30 villaggi sono rimasti senz’acqua. E’ per questo motivo che gli impianti di desalinizzazione sono protetti dalla Convenzioni di Ginevra sui Diritto internazionale umanitario: attaccare deliberatamente infrastrutture essenziali per la sopravvivenza dei civili può costituire un crimine di guerra. Purtroppo, il diritto internazionale è oggi il grande latitante nello scacchiere internazionale. L’attacco a Qeshm ha lanciato l’allarme. Tuttavia tutti i Paesi del Golfo, Iran compreso, sono coscienti che attaccare gli impianti di desalinizzazione porterebbe la guerra a un livello più alto, perché, stando a molti osservatori, spingerebbe le monarchie del Golfo a entrare direttamente nella guerra contro l’Iran.

 

 

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