(Maria Eva Pedrerol)
La Spagna in solitario alza la voce contro l’azione militare Usa in Venezuela ma offre la sua mediazione. Il primo ministro Pedro Sànchez è stato molto chiaro, ricordando che Madrid non ha riconosciuto il regime di Nicolas Maduro, ma neanche approva la sua cattura da parte degli Stati Uniti di Donald Trump. La stampa spagnola si interroga sul futuro del Paese latino americano e dell’intera regione e sulla vera ’efficacia’ dell’iniziativa statunitense sul regime venezolano
“La Spagna non riconobbe il regime di Maduro. Ma neanche riconoscerà un intervento che viola il diritto internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e bellicismo”. Così si è espresso in modo molto chiaro il premier spagnolo Pedro Sànchez, dopo gli avvenimenti del raid Usa in Venezuela. Per il capo dell’esecutivo di Madrid “il passo intrapreso dal Governo di Donald Trump può stabilire un precedente pericoloso” e aggiunge: “Chiediamo a tutti gli attori di pensare alla popolazione civile, di rispettare la Carta delle Nazioni Unite e di preparare una transizione giusta” e nel segno del dialogo.
Quella di Sànchez, che ha offerto anche la sua disponibilità per una mediazione tra le parti, è una delle poche voci critiche che si sono levate in Occidente. In Spagna è grande la preoccupazione per il futuro del Venezuela, catapultato, dopo dodici anni di Maduro, in una situazione di grande incertezza. La vicepresidente Delcy Rodriguez assume adesso la presidenza del Venezuela per gestire la prima fase della transizione. Ma molti venezolani emigrati in Europa – scrive la stampa spagnola – sperano in Edmundo Gonzalez Urrutia, diplomatico e accademico, esiliato a Madrid. Gonzalez, del Partito Mesa de la Unidad Democratica, è stato il candidato dell’opposizione nelle elezioni presidenziali del 2024 ed è stato riconosciuto come presidente eletto da molti Paesi, ma Maduro ha mantenuto il potere e sappiamo com’è andata. La leader del partito di Gonzalez è proprio la Premio Nobel Maria Corina Machado, ora esautorata dallo stesso Trump, per il quale per lei la situazione “è difficile”. Ma sono davvero così scarse le loro possibilità?
In Spagna ci si interroga inoltre sulla vera efficacia dell’azione USA. Dopo la cattura di Maduro, comunque, il regime non è caduto. Bisogna ricordare che l’apparato repressivo è ancora molto forte e i venezuelani hanno ancora molta paura, dopo dodici anni, dell’autocrazia feroce di Maduro. Non sarà forse la cattura del dittatore venezuelano, un’azione, non solo illegale, ma anche a metà? Trump spera che il presidente Rodriguez e la cupola del regime e dell’esercitio – sottolinea la stampa – accettino la tutela di Washington. Ma se non lo fanno? Il Venezuela potrebbe cadere in un caos ancora più grande.



