TechInnovation – Intelligenza artificiale e business intelligence: gli strumenti del Corporate Counsel (Laura Bonarini, Altalex)

L’intelligenza artificiale (AI- artificial intelligence) è una tecnologia informatica che partendo da dei dati esistenti consente di elaborare modelli di situazioni per ottenere previsioni e scenari futuri .

Seppur possa sembrare un qualcosa di futuristico, in realtà, l’intelligenza artificiale è presente già negli anni cinquanta con l’avvento dei primi computer anche se, effettivamente, i progressi più importanti sono stati compiuti negli ultimi decenni, sfruttando i progressi dell’informatica e delle materie annesse.

Concretamente, almeno secondo una classificazione generica, ci sono tre aree di azione dell’AI:

  1. Intelligent data processing: in cui viene applicata l’intelligenza artificiale su dati strutturati per sviluppare delle “previsioni” future ( ad esempio, in riferimento al fatturato) prendendo come base di partenza le informazioni aggregate;
  2. Computer vision: in questo caso invece, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per l’interpretazione e la decodifica degli elementi visivi attraverso le macchine. Rientrano in questo settore i sistemi di riconoscimento del volto e delle espressioni, oppure, in ambito sicurezza per lo sviluppo di software di analisi forensi di video e di immagini;
  3. Natural language processing: in tale ambito invece l’uso dell’artificial intelligence serve a dare alle macchine la capacità di comprendere ed interpretare il linguaggio umano e costruire motori di ricerca basati sulla conoscenza aziendale che interagiscano con l’operatore.

Quotidianamente ci sono applicazioni di intelligenza artificiale, e, talvolta, nemmeno ce ne rendiamo conto, ad esempio, quando si ricorre all’e. commerce e facciamo acquisti online oppure anche nell’investimento dei risparmi, o molto più semplicemente al modo in cui oggi la maggior parte delle persone prenotano le vacanze, viaggio compreso. In tutti questi casi, entrano in gioco gli algoritmi di Intelligenza Artificiale che possono, ad esempio nei casi presi sommariamente a modello, suggerire gli hotel più adatti alle proprie esigenze, indicare qual’è il biglietto aereo da comprare, quali prodotti acquistare oppure indicano qual’è il portafogli più consono per i nostri obiettivi di investimento (con le varie elaborazioni di scenari, compliance, chatbot, sistemi di fraud detection);

Non solo, ma si pensi anche ad e sistemi di sicurezza e vigilanza che utilizzano il riconoscimento facciale, ad i sistemi di domotica, come ad esempio le smart car, o si pensi anche al reclutamento delle risorse umane nei vari settori in cui si procede spesso ad automatizzare le analisi dei curriculum vitae e la ricerca dei candidati ideali mediante la clusterizzazione dei vari profili lavorativi;

In ambito aziendale, l’A.I., fa parte del più ampio raggio della business intelligence, e serve a supportare i vari processi decisionali, tramite l’interpretazione di un dato certo per restituire un’analisi, sia consentito il termine, “predittiva” e rivolta al futuro.

Pertanto, dato il già ampio utilizzo dell’intelligenza artificiale, non sono poche le aziende, anche di medie dimensioni che stanno già investendo molto in tale ambito ed il Corporate Counsel, per essere adeguato non allo sviluppo, ma ad una modalità di lavoro che è già effettiva, deve tenere conto di questi scenari che rappresentano la realtà, infatti, secondo quanto emerso da recenti statistiche, nei prossimi anni , si assisterà ad un’importante diffusione di queste tecnologie e sulle quali si farà anche il gioco della concorrenza. Il Corporate Counsel dovrà prendere atto che nella cd. industria 4.0, l’applicazione di intelligenza artificiale è connessa e coinvolta nella trasformazione digitale delle imprese per l’automazione di processi che rappresentano anche il miglioramento della produttività.

Concretamente, si dovrà prendere atto dei vantaggi dell’intelligenza artificiale applicata all’interno di un’azienda con progetti su misura per rispondere a precise esigenze di ottimizzazione e produttività da cui conseguono dei vantaggi immediati e nel breve periodo ma, soprattutto, si otterranno dei benefici nel lungo periodo.

Ciò in quanto, l’intelligenza artificiale che sia rivolta al business consente alle aziende di automatizzare i processi aziendali facendoli divenire più performanti, più efficienti e, soprattutto con meno errori e permette di condurre un’analisi, non soltanto sulla quantità ma sulla qualità dei dati aziendali, e di apportare i necessari correttivi mediante integrazioni e affinamento della raccolta delle informazioni con conseguente ottimizzazione dei processi.

Infatti, automatizzando i processi si migliorano le condizioni di lavoro per i singoli operatori perché è possibile gestire anche grandi quantità di dati in un breve arco temporale con la possibilità, ad esempio, di avere anche più tempo a disposizione per le attività aziendali attività più importanti, tra cui il miglioramento dei processi stessi.

Il Corporate Counsel deve essere ben consapevole che l’intelligenza artificiale è necessaria in tutte le imprese e non solo nelle imprese di grandi dimensioni, questo, per un fatto molto semplice: tutte le imprese producono dati ed il suo obiettivo deve essere rivolto allo scopo di ottimizzare processi e risolvere problemi, creando rappresentazioni in grado di fotografare il passato ed il presente delle aziende per poi applicare, l’intelligenza artificiale ed orientare le decisioni degli imprenditori verso un futuro soddisfacente da tutti i punti di vista.

Sul punto, si rammentano le valutazioni e classificazioni di Gideon Garter, titolare della Gartner Inc, una società per azioni multinazionale che si occupa di consulenza strategica e di ricerca ed analisi in ambito di tecnologia dell’informazione ( che sarà nota agli esperti della materia per la creazione dell’indice della metodologia di calcolo del costo totale del possesso, tco, e per due tipologie di ricerca qualitativa: il Magic Quadrant e l’Hype Cycle) che ha individuato 5 step fondamentali da seguire per l’implementazione dell’AI nel proprio business prendere in considerazione e così individuati:

  • 1 – (Awareness) Consapevolezza
  • 2 –(Active) Attivazione
  • 3 –(Operational) Operatività
  • 4 – (Systemic) Sistematicità
  • 5 –(Transformation) Trasformazione

Dettagliatamente,

1 – FASE DELLA CONSAPEVOLEZZA (AWARENESS)

Nella prima fase, si parla di Intelligenza Artificiale, anche se non in modo strategico ed anche se non esistano ancora progetti o esperimenti in atto cui si correla il rischio che non si comprendano nemmeno bene le potenzialità e le insidie dell’Intelligenza Artificiale.

2 – FASE DELL’ATTIVAZIONE (ACTIVE)

Nella seconda fase si ha un primo vero approccio con l’intelligenza artificiale, in quanto prendono corpo delle effettive applicazioni pratiche ed anche dei potenziali progetti, si apprende la materia con maggior sicurezza e ci sono riunioni ad hoc in cui si discute ufficialmente dell’AI e del suo uso aziendale in futuro.

3 – FASE DELL’OPERATIVITÀ (OPERATIONAL)

In questa terza fase, almeno un progetto è attivo e l’azienda ha accesso anche alle best practises riguardanti l’Intelligenza Artificiale. Solitamente, si dedica un budget per detto scopo ed esiste un dirigente specializzato per la supervisione delle attività.

4 – FASE DELLA SISTEMATICITÀ (SYSTEMIC)

Nella quarta fase l’intelligenza artificiale è pressochè entrata a far parte del quotidiano e la si considera per sviluppare ogni nuovo progetto digitale dell’azienda e correlativamente, la maggior parte dei dipendenti che si occupano della realizzazione dei prodotti o servizi in fase di progettazione conoscono e comprendono la tecnologia.

5 – TRASFORMAZIONE (TRANSFORMATION)

L’ultima fase, riguarda quella che è una vera e propria trasformazione in quanto, l’intelligenza Artificiale è ormai attiva in ogni fase del processo di business al punto che anche ogni dipendente conosce bene i punti di forza dell’intelligenza artificiale.

Pertanto, affinchè l’azienda possa giungere alla trasformazione il passaggio fondamentale è quello di spostarsi dalla mera teoria alla pratica e per poterlo fare, è necessario che il corporate counsel ed il titolare si domandino assieme su quali progetti è meglio orientarsi e da quali dati si dovrebbe iniziare ad avere un’idea per il primo progetto; per farlo, può essere utile avere un team di esperti che siano in grado di lavorare con gli strumenti dell’intelligenza artificiale, oppure, non è nemmeno da scartare l’ipotesi di avvalersi di un team esterno con le giuste competenze.

Da ultimo, è auspicabile che il Corporate Counsel per poter portare l’azienda alla fase della trasformazione e per poter avanzare adeguatamente nei vari step, in ragione della materia, oggettivamente non semplice, abbia a che fare o internamente o esternamente all’azienda con un team di data scientist per poter realizzare l’automazione su vasta scala nelle diverse aree, ma non solo, è altresì raccomandabile che lo stesso garantisca la formazione continua interna dei dipendenti affinchè possano interfacciarsi al meglio, ed in modo celere, con la nuova realtà dell’intelligenza artificiale; in altre parole, è determinante costruire una cultura aziendale orientata all’innovazione e prendere atto di questo nuovo modo di fare impresa, un nuovo modus operandi che richiede necessariamente un cambiamento della visione strategica all’interno di ogni organizzazione e un’incessante progressione nel miglioramento gli strumenti, oltre che ad un pieno coinvolgimento delle persone coinvolte anche all’interno dell’azienda.

Marco Emanuele
Marco Emanuele è appassionato di cultura della complessità, cultura della tecnologia e relazioni internazionali. Approfondisce il pensiero di Hannah Arendt, Edgar Morin, Raimon Panikkar. Marco ha insegnato Evoluzione della Democrazia e Totalitarismi, è l’editor di The Global Eye e scrive per The Science of Where Magazine. Marco Emanuele is passionate about complexity culture, technology culture and international relations. He delves into the thought of Hannah Arendt, Edgar Morin, Raimon Panikkar. He has taught Evolution of Democracy and Totalitarianisms. Marco is editor of The Global Eye and writes for The Science of Where Magazine.

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