Spiragli tra USA e Cuba. Trump preferisce attendere

(Maria Eva Pedrerol) 

Negli ultimi giorni la tensione fra Cuba e gli Usa è salita alle stelle ma si stanno aprendo a sorpresa spiragli di dialogo. I toni di Washington erano diventati ancora più pesanti dopo che Donald Trump aveva firmato, il 30 Gennaio, un Ordine esecutivo minacciando di voler aumentare i dazi a tutti i Paesi che forniscono petrolio a l’Havana. E, all’improvviso, la svolta: “Stiamo parlando – ha detto a il presidente statunitense da Mar-a-Lago – con le persone ai massimi livelli di Cuba. Vediamo cosa succede. Penso che troveremo un accordo”. Si intravede così una nuova fase, non priva di incognite, mentre continuano gli appelli ad abbassare i toni e a riprendere la via del negoziato.

Da Cuba i toni sono di tutt’altro livello e i media puntano sulla leva umanitaria. Uno dei maggiori giornali cubani pubblica una lettera aperta di un anziano cubano destinata a Trump che interpreta ciò che vorrebbe dire la gente in queste ore.

“Signor Presidente, – si legge in una lettera pubblicata su Gramna (Organo del Pcc) – chi Le scrive è un pacifico e tranquillo cittadino cubano di 75 anni, laureato in Storia dell’Arte presso l’Università di l’Havana. Da 50 anni lavoro professionalmente nella promozione e valorizzazione della musica presso la radio, la tv e la stampa, di quella musica che nasce dalle nostre radici culturali e di quelle di altre regioni del mondo”.

“Il nostro popolo – prosegue il messaggio – come vicino di quella grande nazione che Lei dirige, è un sincero ammiratore della cultura nordamericana”.

E prosegue ” rivolgo questo emotivo appello solidale – perché venga impedita l’applicazione del suo ordine esecutivo di bloccare l’arrivo di petrolio al nostro paese, con l’imposizione di dazi”. Per poi concludere : “anche se vecchio, lotterò insieme ai mie compatrioti fine alle ultime conseguenze”.

Nell’annunciare l’ordine esecutivo sui nuovi dazi, Trump aveva parlato di Cuba come di “una minaccia inusuale e straordinaria”. In risposta, Gramna si chiede come Cuba “possa essere un pericolo per quelli che comandano 90 miglia piu a Nord”. “Siamo – aggiunge – in quantità di terra, in numero di persone, in risorse naturali, in tecnologia militare e in capitali economici cosi diversi, che non ci dovrebbero essere dubbi su chi è un pericolo per chi”.

Secondo l’organo ufficiale del Pcc, “Washington cerca una riconfigurazione dell’ordine mondiale utilizzando la coercizione e la forza”. A sua volta, il ministero degli Affari Esteri cubano – in una dichiarazione – “condanna in modo inequivoco il terrorismo in tutte le sue forme” e riafferma il suo impegno a “cooperare con gli Stati Uniti e altre nazioni per rafforzare la sicurezza regionale e internazionale”.

Dal canto suo, la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha affermato che il suo Governo ha l’intenzione di inviare aiuti umanitari a Cuba “questa settimana per soddisfare i bisogni più immediati”. Sheinbaum ha sottolineato che l’obiettivo è quello di mantenere l’appoggio umanitario.

Delle sofferenze dei cubani ha parlato domenica il Papa. In un accorato appello, durante l’Angelus, Leone XIV ha chiesto “un ritorno al dialogo”. “Mi unisco – ha detto il Papa – al messaggio dei Vescovi cubani, invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano”.

Le dichiarazioni di questi ultimi due giorni da parte della Casa Bianca sembrano ora indicare uno spiraglio. Restano comunque poco chiari, secondo molti osservatori, quali siano gli obiettivi dell’amministrazione Trump nei confronti dell’isola caraibica. E.si attendono le prossime mosse.

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