Re-istituire l’Europa / Re-establishing Europe

(Marco Emanuele)

Il mondo ha bisogno di Europa.

Il quadro geostrategico che vediamo ogni giorno, e nel quale siamo immersi, sembra sacrificare ogni forma di cooperazione verso un destino planetario: ciascuno, con più o meno eleganza, pone i propri interessi al centro. Mentre i confini sono armamentari del tutto anti-storici, assistiamo a un ritorno ‘dentro’. Altresì, culturalmente, ascoltiamo discorsi irricevibili sulla purezza della razza: ancora, verrebbe da dire, dopo ciò che il ‘900 più tragico ci ha mostrato. Evidentemente, continuiamo a non imparare dalla storia.

L’Europa non può avere paura della realtà planetaria. Qualcuno potrà obiettare che il germe reazionario stia ormai infettando società e classi dirigenti ma non è motivo per non agire e per non percorrere vie nuove. Non vale la resa. Se c’è stanchezza, comprensibile per chi fatica a vivere, non si può cedere a chi vorrebbe portare indietro l’orologio della storia.

Di quale Europa stiamo parlando ? Di quella possibile. Come abbiamo scritto per il multilateralismo, indispensabile ma da riformare profondamente, l’Europa che vediamo, fragile, burocratica e divisa, non funziona. Serve un progetto nuovo, un laboratorio re-istituente. Servono pensiero complesso e radicale giudizio storico. Serve prendere di petto le questioni strategiche, accantonando divisioni di parte e concentrandosi su geometrie innovative e obiettivi realistici: prima di tutto, però, servono visioni.

Re-istituire significa accogliere l’idea dell’Europa come processo e come laboratorio. Qui parliamo ai cittadini, non solo e non tanto alle classi dirigenti. Serve un movimento virtuoso che, fuori dagli antagonismi ma dentro il pensiero critico, studi e lavori sui futuri (già presenti) del Vecchio Continente.

L’Europa deve tornare a essere scuola di dialogo complesso. Ci lavoriamo, come piattaforma, nella prospettiva di integrare le energie disponibili a cambiare via, a operare perché la grande trasformazione/transizione in atto non ci travolga ma ci comprenda come soggetti strategici. La dignità dell’Europa passa da ciascuno di noi, al di là dell’appartenenza.

(English Version)

The world needs Europe.

The geostrategic framework that we see every day, and in which we are immersed, seems to sacrifice all forms of cooperation towards a planetary destiny: everyone, with varying degrees of elegance, puts their own interests first. While borders are completely anti-historical, we are witnessing a return “inward”. Culturally, too, we hear unacceptable talk about racial purity: again, one might say, after what the most tragic events of the 20th century have shown us. Clearly, we continue to fail to learn from history.

Europe cannot be afraid of global reality. Some may argue that the reactionary germ is now infecting societies and the ruling classes, but that is no reason not to act and not to pursue new paths. Surrender is not an option. If there is fatigue, understandable for those who struggle to make a living, we cannot give in to those who would like to turn back the clock of history.

What Europe are we talking about? The one that is possible. As we have written about multilateralism, which is indispensable but in need of profound reform, the Europe we see, fragile, bureaucratic and divided, is not working. We need a new project, a re-institutionalising laboratory. We need complex thinking and radical historical judgement. We need to tackle strategic issues head-on, setting aside partisan divisions and focusing on innovative geometries and realistic objectives: first and foremost, however, we need visions.

Re-establishing means embracing the idea of Europe as a process and as a laboratory. Here we are talking to citizens, not only and not so much to the ruling classes. We need a virtuous movement which, outside antagonisms but within critical thinking, studies and works on the (already present) futures of the Old Continent.

Europe must once again become a school of complex dialogue. We are working on this, as a platform, with a view to integrating the energies available to change course, to work so that the great transformation/transition underway does not overwhelm us but includes us as strategic players. The dignity of Europe depends on each of us, regardless of our affiliations.

 

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