(Maria Eva Pedrerol)
Tensione alle stelle tra Elon Musk e Pedro Sanchez. La Spagna vieterà l’uso dei social ai minori di sedici anni. Questo l’annuncio dato ieri dal premier socialista che ha fatto infuriare il magnate americano. “Tiranno e traditore verso il popolo della Spagna””, ha tuonato il proprietario di X, chiamando il capo dell’esecutivo di Madrid “dirty Sanchez”. Nell’annunciare le nuove misure, Sanchez ha sottolineato che le reti sociali sono diventate “uno Stato fallito, in cui vengono ignorate le leggi e vengono tollerati i delitti”. E ha spiegato che il suo governo modificherà la legislazione spagnola “affinché i direttivi delle piattaforme siano legalmente responsabili delle molteplice violazioni che hanno luogo dentro di esse”. Gli amministratori delegati delle piattaforme tecnologiche andranno così incontro a responsabilità penali se non ritireranno i contenuti di odio e di illegalità dai loro servizi.
La misura, molto attesa, è stata accolta favorevolmente da psicologi, psichiatri e dalla maggior parte dellle famiglie e così la Spagna diventa il terzo Paese al mondo ad approvare una misura per proteggere i giovanissimi dalle piattaforme tecnologiche, dopo l’Australia e la Francia. Gli psicologi esultano sui media spagnoli: “si tratta di un’iniziativa che va nella giusta direzione per lo sviluppo emotivo dell’infanzia e dell’adolescenza” . E l’opinione pubblica esprime il proprio consenso. Da molto tempo, le famiglie spagnole in molte città hanno creato associazioni per combattere la dipendenza degli adolescenti dai social e dai telefonini denunciando la propria solitudine di fronte al fenomeno e la propria mpotenza nel vietare ai figli l’uso indiscriminato e incontrollato delle piattaforme. Negli ultimi anni, in Spagna si è consoludata la posizione anti-social, legata ad alcuni gravi casi di cronaca e dopo gli allarmi sul rischio delle dipendenze, delle depressioni e dell’isolamento e, non ultima, “la pressione estetica” che colpisce soprattutto le ragazze con l’identificazione di modelli comportamentali nocivi. Le nuove normative, dichiarano gli esperti sui media spagnoli, aiuteranno inoltre i giovani a recuperare la loro vita sociale, smettendo di vedersi soltanto attraverso uno schermo.
Il vero problema sarà ora quello di trovare un metodo affidabile per verificare l’età di chi si collega alla rete. E non sarà di facile soluzione, anche perché sarà difficile ottenere la collaborazione delle piattaforme. Al momento, non esiste un meccanismo che permetta di identificare l’età reale dell’utente. Ed è una questione sulla quale sta lavorando anche il governo di Sydney. L’Australia è stato il primo Paese al mondo a vietare l’accesso alle reti sociali ai minori di sedici anni per “proteggere la loro salute mentale”. La normativa australiana, entrata in vigore il dicembre scorso, esige dalle principali piattaforme digitali di dimostrare di aver preso delle “misure ragionevoli” per identificare e disattivare gli account di utenti minori di 16 anni. E’ una legge all’avanguardia che, per la prima volta, ha trasferito la responsabilità diretta alle piattaforme digitali, le quali rischiano multe fino a svariati milioni di dollari se non rispettano la normativa. E’ stata poi la volta della Francia. Pochi giorni fa l’Assemblea Nazionale ha approvato un disegno di legge che vieta l’uso dei social ai minori di 15 anni. Il documento passa ora all’approvazione del Senato. “Il cervello dei nostri figli non è in vendita”, ha commentato il presidente Emmanuel Macron. I giovanissimi sono il futuro ed è auspicabile che altri Paesi seguano l’esempio di Australia, Francia e Spagna. Anche se queste iniziative fanno arrabbiare l’uomo più ricco del mondo.



