L’Olocausto in noi

(Marco Emanuele)

L’Olocausto, solo a pensarci, ci travolge con peso insopportabile. L’uomo, nel male banale, ha espresso il crollo della ragione. Eppure, come sempre accade, dalla storia continuiamo a non imparare.

Il giorno dopo il Giorno della Memoria evochiamo una memoria ancora più forte. Ieri abbiamo ascoltato i testimoni rimasti, gli occhi ancora segnati dall’indicibile e le anime tatuate con numeri di morte. Vecchi che guardano i ragazzi chiedendo loro, magari senza parlare, di rigenerare un silenzio rigenerante. Nel silenzio occorre ripensare il senso e il significato delle parole.

Le commemorazioni lasciano il tempo che trovano ma è la nostra responsabilità che deve farsi avanti, unita alla volontà. Se siamo umani dimostriamo di esserlo, verrebbe da dire.

Quante volte, infatti, scegliamo di essere il peggio di noi, proprio in questo tempo nel quale stiamo percorrendo le frontiere di una inarrestabile (e meravigliosa) rivoluzione tecnologica ? Com’è possibile, eppure lo è, che – così evoluti – spesso ritorniamo alla preistoria della nostra condizione umana ?

L’Olocausto è in noi, ferita mai rimarginabile. L’educazione può fare molto ma c’è di più: serve critica radicale, non antagonistica, per restituire al mondo una direzione e una visione. Non basta concordare sul ‘mai più’ dell’Olocausto perché la realtà non prevede traguardi da raggiungere, vincitori o vinti: serve lavoro comune, paziente, profondissimo. Oggi più che mai.

 

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