(Marco Emanuele)
Nel pieno della imprevedibilità, l’amministrazione americana – per ragioni del tutto legate a questioni di politica interna – non può permettersi altre morti come accaduto a Minneapolis nei giorni scorsi.
Pur dentro una violenza diffusa e non nuova, serve dialogo tra i livelli istituzionali. Ciò, per quanto ovvio, non cancella la legge della giungla che nasce in un pensiero che vuole esasperare le posizioni, sostituendo la morale diffusa con quella del comandante in capo e del suo cerchio magico.
Resta il problema ma mid-term imminenti e l’uccisione di due americani bianchi possono mettere in pericolo il trono di Washington DC. Non si può tornare indietro più di tanto: ciò che si vuole, lo ribadiamo, è pulizia e non solo una convivenza ordinata (che tutti vorrebbero).
La morte degli americani bianchi, pur se dissenzienti, è un campanello d’allarme per chi ha fatto della salvaguardia degli americani ‘veri’ la propria ragion d’essere politica. Non sappiamo dire quanto la società americana nel suo complesso approvi o condanni le operazioni di Minneapolis ma, con realismo, possiamo considerare come il colore della pelle delle ultime vittime rappresenti una sconfitta per l’ideologia oggi dominante nella vecchia America.
La Presidenza americana non è come il Board of Peace, non prevede carica a vita, non è affare privato. E il grande ‘commerciale’ di Washington vuole continuare a comandare, salvando l’America e passando alla storia (Nobel compreso e a parte). Sale il livello di complessità e continua, dal profondo degli States al mondo, la solita tattica della trattativa: se nulla è per sempre, che serva almeno a non spegnere la luce sull’auto-proclamato salvatore di un occidente degenerante.



