(Marzia Giglioli)
‘Voglio la Groenlandia’, annuncia Trump, Putin vuole il Donbass (e probabilmente altro all’Est) e per Pechino count down su Taiwan.
La storia del nuovo millennio torna a misurarsi sui confini, mentre per anni si era pensato “globale’, o almeno ci si era illusi che l’imperialismo geopolitico fosse ormai storia finita. I
confini, che per anni erano relegati ad essere linee sottili e solo tratti geografici, sono tornati a essere potenti: cancellando sempre di più un pensiero condiviso (ed illusorio) che voleva che la guerra non fosse più necessaria, se non quella economica. Tornano invece le trincee, per stabilire nuove linee di demarcazione.
Ci si accorge che siamo davvero impreparati alle risposte su quanto sia lecito varcare i confini e quanto siano ancora validi quelli che credevamo invalicabili, perché è questione che riguarda non solo la polItica o la geopolitica ma ognuno di noi. Infatti, ci sono linee che spesso non riusciamo a vedere perché non risiedono nelle cose ma nei segni a matita delle nostre idee che vanno oltre quelle dei cartografi e degli amministratori e dalle quali tuttavia dipende il nostro senso di appartenenza a un luogo, a un’idea o a richiami di coscienza.
Perché è sempre la linea a determinare equilibri oppure scontri e guerre (anche quelle ibride) e c’è soprattutto, come scrive Dario Voltolini, ‘l’evanescente intensità del vivere quotidiano che si aggroviglia intorno ai confini’.
Ma forse si dovrebbe parlare di più del sottile imbroglio dei confini, di come sia fluida la loro legittimità rispetto a noi e alle cose giuste. ‘Ma esistono poi i confini autentici? Oppure ogni confine è il risultato di un’articolazione che riflette i nostri pregiudizi, i nostri giudizi e le nostre pratiche e convenzioni sociali, le nostre idee politiche (mutabili) ?’ – ha scritto Achille Varzi nel libro ‘Teoria e pratica dei confini’.
‘La scelta alla fine e’ tra queste due opzioni, tra quella del realismo e quella di un relativismo sano’. Ma la scelta può anche contemplare, come scriviamo su The Global Eye, un nuovo paradigma più complesso, nuovi confini e nuovi futuri per abbattere le logiche binarie che governano il tutto e anche noi. Non è impossibile e si impone in questo momento della storia dove sono proprio i confini (interni ed esterni) a vacillare.



