Iran, Trump non fa marcia indietro. Combatte un’altra guerra

(Marzia Giglioli)

Trump pare attendere sull’attacco all’Iran che avrebbe potuto verificarsi in queste ore.
Ma è davvero una marcia indietro nei programmi di Trump o piuttosto un copione già presumibile?

L’attacco, così come sembrava essere preannunciato, faceva pensare a un’azione militare tradizionale (i vari allarmi di evacuazione, l’avviso per gli stranieri di lasciare il Paese, la convocazione di ambasciatori). Ma, come scrivevamo ieri, la guerra di Trump su Teheran ha volti diversi: qui si tratta di capire, piuttosto, quale elemento abbia indotto più di altri il presidente USA ieri in serata, dopo un giorno di forte fibrillazione, a dichiarare che in Iran ìle esecuzioni si sono fermate’: il che suona come una rassicurazione sufficiente per Washinton per non premere sull’acceleratore.

Ci sarebbero mille domande da porsi, e altrettante risposte che potrebbero essere tutte sbagliate in questo nuovo risiko trumpiano.

Ma un elemento di analisi potrebbe essere utile cercarlo nell’intervista del Segretario del Tesoro statunitense, Scott Bessent. La politica di massima pressione esercitata da Washington ha ottenuto come risultato il ‘totale collasso finanziario del regime iraniano’ – ha dichiarato Bessent in un’intervista a ‘Rob Schmitt Tonight’ su Newsmax. ‘Abbiamo applicato una campagna di massima pressione sulle esportazioni petrolifere iraniane per chiudere le fonti di introiti del regime e quello a cui abbiamo assistito è un totale collasso finanziario del regime’.

A sua volta, il Comandante dei Pasdaran dichiara che ‘l’Iran sta affrontando una guerra globale e diversificata con il nemico: economica, sociale, culturale, politica, di sicurezza e anche nel settore informatico’. Ha aggiunto Mohammad Karami, comandante delle forze di terra delle Guardie della rivoluzione islamica, citato da Ynet News: ‘Siamo pronti a rispondere con decisione a qualsiasi errore commettano’.

Trump sa che spodestare l’ attuale regime richiede tempo, una sostituzione di Khamenei non equivale a cancellare i rischi di un altro assetto radicale e poi ci sono i rischi di compromettere le difficili alleanze con alcuni Paesi arabi che hanno ribadito in queste ore il proprio ‘no’ ad un attacco (tradizionale) all’Iran in un’area già così rovente. Diverso, invece, è colpire Teheran su un terreno economico vitale per poter trattare nuove condizioni e nuove strategie con nuovi attori.

Dietro al palcoscenico delle dichiarazioni muscolari c’è probabilmente la vera guerra tra Teheran e Washington che si sta scrivendo in queste ore.

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