(Marco Emanuele)
Le nuove frontiere della democrazia sembrano corrispondere alla fine del modello che conoscevamo. La violenza senza alcun controllo, Minneapolis docet, è banale e tipica della legge della giungla. L’indagare su ciò che accade è fastidioso mentre vale, come legge morale suprema, la volontà di chi comanda: unico e solo.
Ciò che vediamo oggi non è un incidente della storia. La democrazia-modello è stato il mantra degli ultimi decenni dentro un ordine (più o meno) ‘affezionato’ a regole di diritto interno e internazionale. La modellizzazione dei sistemi democratici, dimenticate le complessità dei processi sottostanti, ha generato quanto è evidente, non solo nella vecchia America: elevazione oltre misura della visione e delle pratiche securitarie. Meglio associare etichette di terrorismo ‘a prescindere’ per poter operare senza problemi: prevenire, si direbbe, è meglio che curare.
L’Europa dovrebbe alzare il livello della propria civiltà umana e giuridica. La legge della giungla, ormai necessaria per raggiungere un consenso che vuole ‘pulizia’ in luogo di ordinata convivenza, sembra sfuggire di mano. Fase particolarmente delicata della storia umana.
Minneapolis ci parla dell’America ma non solo. Minneapolis ci parla dell’urgenza di un progetto di civiltà che ritrovi le basi valoriali, culturali e politiche perdute. Minneapolis ci mostra, senza alcun velo d’ipocrisia, il ritorno del male banale.
L’Europa, fragile e divisa, può ritrovare la propria ragion d’essere sulle questioni di civiltà, ricordando di essere ‘culla’ del pensiero complesso e sinceramente liberale. Se ciò che le cronache ci mostrano non è accettabile, a nulla servono le condanne e gli impeachment: serve lavorare insieme, senza indugi, per far rivivere la ragione.



