Così Marco Mayer: Quatto grandi fenomeni hanno messo in difficoltà le democrazie. Primo: la globalizzazione economica (in particolare per la delocalizzazione e la conseguente perdita di posti di lavoro). Secondo: la rivoluzione digitale (pesanti interferenze e disinformazione da Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Bielorussia, ruolo di Big Tech, eccettera). Terzo: la pandemia (per le restrizioni alle libertà e il proliferare di movimenti antisistema No Vax e No Green Pass. Quarto: le gravi conseguenze sociali del cambiamento climatico (per esempio la forte correlazione tra desertificazione e grandi flussi migratori). (1)
Mi piace partire da questo punto per cominciare ad argomentare intorno, e dentro, alla democrazia (tanto cara e tanto certa …) che conosciamo.
Ritengo necessario, nel cammino/laboratorio per un progetto di civiltà, ri-fletterci dentro la democrazia per com-prenderne alcuni elementi determinanti laddove si ritenga che essa ancora rappresenti, come personalmente credo, un sistema adeguato a salvaguardare e promuovere diritti e libertà.
Dal punto di vista della sua natura complessa, la democrazia è perennemente in crisi. Per ragioni endogene ed esogene, alcune delle quali sottolineate da Mayer, la democrazia si trasforma, entra in metamorfosi: per queste ragioni essa non può considerarsi un “modello certo”, non è mai uguale a se stessa. Comincio con il dire che, nella mia visione, la democrazia è un processo.
In quanto processo, dunque, la democrazia non è solo incerta ma i suoi sviluppi sono imprevedibili: per questo non può essere ridotta alle sue procedure e mai può dirsi compiuta.
In un interessante intervento di fine anni ’90, Francesco Cossiga distingueva tra democrazia liberale e democrazia totalitaria (richiamando Talmon). La prima, in quanto imperfetta, vive nella continua trasformazione, ri-creazione, entra in metamorfosi. La seconda, considerandosi perfetta, non può far altro che peggiorare, de-generare.
Ebbene, dicevo, le crisi appartengono alla democrazia. Ciò che deve preoccuparci è la perdita di generatività, laddove si richia che il suo vantaggio rispetto ad altri sistemi (la flessibilità nel continuo divenire) la porti a diventare il suo contrario. Oltre agli elementi posti da Mayer, che condizionano/attaccano la democrazia, vi è il crollo della partecipazione nei processi democratici classici (quello elettorale prima di tutti) e la crescita delle disuguaglianze.
Credo, in conclusione di questo prima “finestra” sulla democrazia, che occorra operare una “critica progettuale” intorno a due temi: la sua presunta compiutezza e, di conseguenza, la sua esportazione. Il progetto/cammino/laboratorio di civiltà che propongo si colloca oltre l’idea di “fine della storia”, che ciclicamente ritorna, per guardare – con realismo progettuale – a “nuovi inizi” della storia comune.
NOTE
- Marco Mayer, La democrazia nel XXI secolo. Il summit visto da Mayer, Formiche, 9 dicembre 2021



