Lo “tsunami blu” che ha disarticolato l’ esercito “MAGA” di Donald Trump più che rispondere alla domanda che tutti si ponevano – prima tra tutte quella se l’ “era trumpiana” fosse finita – ha aperto nuovi interrogativi. E’ vero che Trump ha perduto la maggioranza al Senato ma non è detto che accetti cosi pacificamente di “rientrare nei ranghi”. E lo ha fatto capire chiaramente. Soltanto poche ore dopo aver accettato con apparente fairplay la sconfitta – sorprendendo non poco chi lo stava ascoltando – ha rilanciato indirettamente i dubbi, con un messaggio della Casa Bianca per ricordare all’America che “ha ancora un presidente”.
Le elezioni di midterm segnano soltanto la prima metà del mandato presidenziale, che durerà altri due anni. Trump aveva detto prima del voto che se il partito repubblicano avesse perduto la maggioranza al Senato avrebbe combattuto i “dem” con l’arma dei veti a disposizione del presidente, ma aveva poi fatto capire che avrebbe “collaborato” ed aveva anzi ammesso che la sconfitta elettorale è stata anche conseguenza dela guerra. La sua scelta di ricordare agli americani che “hanno ancora un presidente” è interpretata quindi come una volontà della sua determinazione di difendere fino in fondo l’ambito nel quale gli restano maggiori poteri, quello della politica estera e delle forze armate.
Diplomatici stranieri che hanno seguito lo spoglio elettorale e il crescente entusiasmo del “mondo dem” americano – sostenuto peraltro dall’adesione di non pochi “dem” stranieri – non hanno esitato, in dichiarazioni ufficiose, a invitare ad una “più serena ed equilibrata” analisi della nuova situazione. Tenendo conto della imprevedibilità dimostrata da Trump da quando è alla Casa Bianca, hanno suggerito di aspettare qualche tempo prima di affermare che lo “tsunami blu” segna l’inizio di una “era trumpiana” diversa da quella del biennio che si è appena concluso. Sono infatti convinti che, se un cambiamento della “diplomazia trumpiana” ci sarà non potrà fondarsi su una sconfitta del tycoon ma dovrà apparire come il frutto positivo della scelta di chi è “ancora presidente”; e consigliano di aspettare le prove del cambiamento.
Le occasioni non mancheranno, sia sul piano economico (i dazi) che militare (le guerre in Ucraina e contro l’Iran). A spoglio elettorale appena concluso, il Tycoon ha per esempio riconosciuto che una delle cause della sconfitta del partito repubblicano è certamente stata la guerra contro il paese degli Ayatollah. Trump non è riuscito a vincerla e chi lo conosce ritiene che vorrà lasciarsi alle spalle quell’operazione in una maniera eclatante che, anche qui, metta in risalto le sue capacità di leadership. in risposta a Teheran, che lo ha definito ancora oggi un leader “delirante”.
Per la Russia, invece il risultato del midterm non avrà ripercussioni su Trump che, per il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, “rimane in carica e speriamo sinceramente che continui i suoi sforzi di pace”. Freddamente formale il commento dell’Unione Europea, che ha con il presidente americano un rapporto teso e spesso conflittuale: ”Non commentiamo i risultati delle elezioni – ha detto ai giornalisti il commissario UE al commercio Maros Sofcovic. Rispettiamo la volontà democratica espressa attraverso il voto, com’è avvenuto negli Stati Uniti d’America e naturalmente consideriamo gli Stati Uniti nostri stretti alleati e partner. Continueremo i nostri contatti”.
Carlo Rebecchi



