L’offensiva cinese nel settore del calcolo diventa globale

Pechino ha smesso di trattare la potenza di calcolo come una risorsa da accumulare soltanto in casa e ne ha fatto un vettore di proiezione esterna. Nonostante i controlli statunitensi sull’export limitino l’accesso ai chip AI di fascia alta, il Partito e le imprese cinesi stanno costruendo le premesse per portare all’estero l’intero stack tecnologico nazionale, un’operazione che nel lessico interno si chiama «compute going global» (算力出海). L’elemento che dà senso alla manovra è l’asimmetria: la scarsità di calcolo è reale, ma non viene letta come motivo per rinviare l’espansione, bensì come ragione per accelerarla.

Due modelli di internazionalizzazione

La distinzione analitica che struttura il ragionamento è tra due modelli. Il primo è quello consolidato dei «servizi che attraversano il confine» (服务出境): l’hardware resta in Cina, i data center domestici elaborano carichi di lavoro AI per clienti stranieri e il paese esporta i token e i servizi risultanti. Il secondo è il dispiegamento fisico, cioè l’installazione di infrastruttura cinese oltre frontiera. Il primo è più maturo e meno esposto alle restrizioni, il secondo è più ambizioso e più visibile.

La raccomandazione degli analisti legali cinesi è coerente con questa gerarchia: le aziende che guardano ai mercati esteri dovrebbero privilegiare l’export transfrontaliero di servizi da infrastrutture situate in territorio cinese prima di spostare hardware all’estero.

Il dispiegamento fisico: Huawei e gli altri

Sul versante fisico, il caso più avanzato è quello di Huawei. L’azienda ha elaborato piani per esportare acceleratori della serie Ascend, comprese le versioni 950DT e 950PR, verso la Corea del Sud, con accordi di distribuzione firmati con partner locali quali Hansol PNS e SK Shieldus, e ha presentato l’Atlas 960E SuperPoD per rispondere alla domanda di infrastruttura AI su larga scala all’estero.

Altri operatori cinesi hanno annunciato l’intenzione di installare un «cluster di potenza di calcolo nazionale» (出海国产算力集群) in Arabia Saudita. Nella documentazione di settore circola anche l’idea di un pacchetto completo per i paesi del Sud-Est asiatico, composto dai server di Sugon e dal calcolo di fascia alta delle DCU di Hygon.

Il Sud-Est asiatico come mercato prioritario

Il Sud-Est asiatico è il mercato più corteggiato. Un rapporto dell’Accademia cinese delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha costruito un quadro di valutazione per l’ingresso in mercati esteri e ha individuato nelle economie emergenti, in particolare in quella regione, le opportunità maggiori per i fornitori cinesi di potenza di calcolo.

Una società cinese di infrastruttura AI prevede che la capacità di calcolo nel Sud-Est asiatico superi i 3 GW nel 2026 e i 6 GW nel 2028, e sostiene che le imprese nazionali debbano sfruttare le competenze accumulate per entrare rapidamente nel mercato dei centri di calcolo oltre confine e occupare il divario di offerta nel segmento IDC di fascia alta. La dimensione del fenomeno è corroborata dai dati di partenza: alla fine del 2023 la Cina disponeva di oltre 230 exaFLOPS di capacità di calcolo, più di un quarto del totale mondiale, con una crescita del 70 per cento nella componente intelligente, pari al 30 per cento della scala computazionale complessiva del paese; a giugno 2024 erano in funzione o in costruzione più di 250 centri di calcolo intelligente.

Il sostegno delle politiche locali

Il piano di azione sull’intelligenza artificiale varato da Shenzhen all’inizio di settembre si muove nella stessa direzione, chiedendo che l’hardware fondazionale nazionale si espanda all’estero come parte di un ecosistema AI cinese integrato. Shanghai ha ospitato una conferenza dedicata all’internazionalizzazione del settore, il cui obiettivo dichiarato era portare il comparto oltre i progetti sperimentali verso un’espansione oltremare «standardizzata, efficiente e sostenibile» (规范、高效、可持续); gli organizzatori hanno sostenuto che una simile traiettoria avrebbe aiutato a coprire i rischi esterni e ad ampliare il commercio dei servizi. Nel luglio 2026 la città ha annunciato un Centro per lo sviluppo dell’industria globale della potenza di calcolo.

La legittimazione delle élite di policy

La spinta non è solo imprenditoriale: è sostenuta da una rete di intellettuali, funzionari e figure di policy che ne forniscono la legittimazione. Wang Zhongyuan dell’Università Fudan ha argomentato che la Cina dovrebbe assistere i paesi del Sud globale costruendo infrastruttura di calcolo locale, realizzando data center in joint venture ed esportando «servizi di calcolo» (算力服务).

Li Wei, vicedirettore dell’istituto di ricerca su cloud computing e digitalizzazione della CAICT, ha chiesto di accelerare l’espansione oltremare dell’industria nazionale della potenza di calcolo e di integrarla nel «sistema industriale globale della potenza di calcolo» (全球算力产业体系). Wang Chao, direttore esecutivo di CAS Star, il fondo di venture capital deep-tech fondato da ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze, ha sostenuto la stessa tesi: il calcolo nazionale non servirà solo la domanda interna ma anche l’espansione estera. Yang Siwei e Liu Rui, entrambi della CAICT, hanno scritto che la costruzione domestica ha «posto una solida base per l’andare all’estero dell’industria della potenza di calcolo» (为算力产业出海奠定坚实基础) e hanno chiesto alle imprese cinesi di costruire «ecosistemi completi di servizi di potenza di calcolo» (全面算力服务生态) nei mercati dei paesi emergenti.

Il linguaggio delle imprese e il primo caso commerciale

Anche il linguaggio delle imprese riflette questa postura. Huawei ha promosso Ascend e la piattaforma Kunpeng come «una nuova scelta per il mondo» (为世界构建了新的选择). Altre società descrivono l’internazionalizzazione del calcolo come la «seconda curva di crescita del settore» e sostengono che l’espansione oltremare «non è più opzionale, ma imperativa».

Il modello dei servizi transfrontalieri è già stato sperimentato su scala: nell’aprile 2026 la Zona pilota per gli overseas Chinese di Shantou, nel Guangdong, ha completato il primo modello commerciale end-to-end cinese di «token going global», consolidando la prima fase di una fabbrica internazionale di token con 2.000 petaFLOPS di capacità.

Valutazione

La conclusione analitica è che la scarsità di calcolo in Cina è disomogenea e non viene percepita come un freno. La dirigenza di Huawei ha riconosciuto apertamente i vincoli che impediscono un’espansione internazionale su scala compiuta, ma questo non significa che l’internazionalizzazione si sia fermata. Al contrario, imprese ed élite di policy non sembrano considerare la penuria di calcolo una ragione per posticipare l’espansione estera fino al raggiungimento della parità computazionale. È precisamente in questa combinazione di limiti reali e volontà politica che risiede la posta geostrategica della partita.

Fonte di riferimento: Daniel Fu/The Jamestown Foundation – The Global Eye è in partnership con SIOI

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