Attesa per le cruciali elezioni presidenziali e legislative in Brasile. Il 4 ottobre i brasiliani sono convocati, al primo turno, per eleggere il presidente e il vicepresidente per i prossimi quattro anni (2027-2031). Sono tredici i candidati, ma gli occhi sono puntati sul presidente uscente Luiz Inázio Lula da Silva e sul senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Nella stessa giornata, verranno rinnovate le cariche di 27 Governatori di altrettanti Stati, la totalità della Camera dei Deputati e un terzo del Senato. Si tratta di un voto che va oltre il Brasile stesso e che avrà un forte impatto su tutta l’America Latina.
I 158 milioni di brasiliani chiamati alle urne dovranno scegliere fra due visioni e due modelli opposti: quello di Lula da Silva, il presidente uscente del Partito dei Lavoratori (sinistra), e Bolsonaro Jr. e il suo Partito Liberale (destra). Nessuno dei due candidati è in grado di raggiungere il 50% dei voti per essere eletto il 4 ottobre, stando a tutti i sondaggi, che danno con variazioni minime Lula al 39% e Bolsonaro al 34%. Lula, 81 anni il 27 ottobre, concorre per il suo quarto mandato, mentre il suo rivale, di 45 anni, cerca di arrivare alla presidenza dopo che suo padre, Jair Bolsonaro, è stato estromesso e poi è finito in prigione per il tentativo di colpo di Stato quando perse le elezioni nel 2022. Il secondo turno è previsto per il 25 ottobre e tutti i sondaggi prevedono un pareggio tecnico fra Lula e Bolsonaro Jr. Il vincitore comincerà il suo mandato l’1 Gennaio 2017.
I due modelli che si sono scontrati nel corso della campagna elettorale divergono sostanzialmente sul ruolo dello Stato. Lula propone di proseguire e incrementare le politiche sociali e continuare con i programmi di occupazione, educazione e salute. Bolsonaro, invece, è a favore di una riduzione del ruolo dell’amministrazione pubblica, una politica più austera a livello fiscale e un rafforzamento della sicurezza pubblica. Se, nei mesi scorsi, Lula era molto distaccato da Bolsonaro nei sondaggi, l’alto costo della vita, la disoccupazione e le grandi difficoltà economiche crescenti hanno provocato un allontanamento degli elettori di sinistra dal presidente.
Gli analisti considerano che per le presidenziali tutto si deciderà con uno scarso margine di voti e saranno molto decisivi i gruppi considerati più indipendenti, come i giovani. Per quanto riguarda le donne, nel corso della campagna elettorale si è fatto spazio un tema inedito e drammatico nei discorsi dei candidati: i femminicidi. Le donne, in un Paese dove sono la maggioranza ma dove le parlamentari raggiungono appena il 18%, avranno un notevole peso nelle urne. Le brasiliane, che furono decisive nella vittoria di Lula nel 2022, avanzano richieste molto concrete, come le quote rosa nelle liste, e denunciano a gran voce la violenza sessista galoppante nel Paese, dove nel 2025 sono state uccise quasi 1.600 donne. Sia Lula che Bolsonaro hanno sottolineato come il tema sia ormai “una priorità nazionale” e promettono di intraprendere una lotta a questa piaga.
Un peso importante sul voto lo avranno anche le comunità religiose. Mentre i cattolici propendono verso Lula, gli evangelici votano a maggioranza per Bolsonaro (lui stesso è evangelico). Il loro voto fu cruciale nell’elezione di Jair Bolsonaro nel 2018. Tuttavia, stando agli analisti, alcuni fedeli cominciano a sentirsi scomodi con i discorsi ultraconservatori e potrebbero votare altri candidati.
Ma sullo sfondo di queste elezioni c’è anche un altro tema vitale: il destino dell’Amazzonia. Mentre Lula, durante il mandato, ha raggiunto quote minime di deforestazione, Bolsonaro ha taciuto sull’argomento. Molti osservatori considerano come questo silenzio possa far prevedere una continuità con la politica di Bolsonaro padre e il suo negazionismo dei cambiamenti climatici.
Le elezioni del 4 e 25 ottobre diventano così, per molti versi, cruciali per tutta l’America Latina. Non solo il Brasile rappresenta la principale economia e il Paese più popolato con i suoi circa 214 milioni di abitanti: il Paese rappresenta una sfida e una speranza per tutta la sinistra latinoamericana, dopo le vittorie consecutive delle destre nell’ultimo anno nelle elezioni presidenziali in Bolivia, Cile, Perú e Colombia. Lula da Silva è percepito da analisti e diplomatici come l’ultimo grande bastione per frenare, in quest’area, l’ondata di destra e l’egemonia dei governi vicini a Donald Trump.
Maria Eva Pedrerol



