La Francia sotto assedio, epicentro deIle tensioni sociali dell’Europa e delle sue sconfitte

La Francia brucia. Caos e violenze in tutto il Paese. Cresce la protesta degli studenti, ma anche quella delle categorie che soffrono per il caro vita, per la debacle dei salari e per le incertezze sul futuro. Nelle scuole la rabbia è più evidente con episodi gravissimi di violenza che diventano subito strumento per la competizione elettorale con Le Pen che denuncia: ‘Sommosse orchestrate dalla France Insoumise’. Il premier Lecornu ieri ha convocato un vertice di crisi a Parigi e annulla tutti i viaggi dei ministri fino a lunedì per far fronte all’emergenza. Centinaia i fermi in tutto il Paese.

Sindacati sul piede di guerra, mentre centinaia di migliaia di persone scendono in piazza a protestare. La Francia da giorni è teatro di scontro diretto tra la gente e le istituzioni ed emerge in queste ore come epicentro della crisi multilivello che sta attraversando l’Europa. Dalla crisi politica a quella del debito pubblico, dal carovita alle tensioni sociali, passando per le sfide dell’immigrazione, la Francia si specchia nei problemi comuni agli altri Paesi europei e non ha in questo momento risposte rassicuranti a partire dal progetto di bilancio per il 2027 presentato ieri che prevede un risanamento fiscale da 54 miliardi di euro ma che sembra avere pochissime chance di successo.

L’ultima proposta di bilancio dell’era Macron, presentata dal governo, ‘ha un tono cupo’, scrive Le Monde: ‘non si parla più di ridurre le tasse, che sono di nuovo in aumento, né, molto probabilmente, di evitare un terzo anno di calo del potere d’acquisto. Il deficit? Nella migliore delle ipotesi, diminuirà leggermente, pur rimanendo al di sopra del 5% del PIL per il quinto anno consecutivo, ben al di sopra del limite del 3% fissato dai trattati europei. Il debito? Già al suo livello più alto del dopoguerra, aumenterà ulteriormente’.

A sette mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, l’Insee, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha annunciato che il debito pubblico della seconda economia della zona euro ha continuato a crescere anche nel secondo trimestre 2026, raggiungendo quota 3.595,5 miliardi di euro, equivalenti al 119% del Pil. Un livello record dal 1946.

Insomma, la Francia naviga in acque oscure ed è davvero tanto il contrasto tra l’autunno 2026 e quello del 2017 quando Bruno Le Maire e Gérald Darmanin scendevano con passo leggero e con il sorriso sulle labbra le scale del Palazzo dell’Eliseo. Allora i due ministri delle Finanze avevano appena finalizzato il primo bilancio di Emmanuel Macron, eletto pochi mesi prima, e le prospettive sembravano rosee: sostenere il potere d’acquisto, ridurre le tasse, diminuire il debito e portare definitivamente il deficit al di sotto del 3% del prodotto interno lordo (PIL). La Francia era sulla buona strada per uscire dalla procedura per deficit eccessivo avviata da Bruxelles.

Ora è un ricordo amaro.

La Francia, sotto assedio, dimostra soorattutto la fragilità della politica di intercettare e risolvere i problemi collettivi. Un problema condiviso in altri Paesi UE ai quali manca una risposta con l’attivazione di modelli condivisi e maggiormente risolutivi. La crisi di Parigi attraversa l’Europa nella sua incapacità di ritrovare un ruolo nella geoeconomia mondiale, lasciando che le crisi interne crescano fino a dissolvere le giuste matrici, dimostrando cosù il fallimento di modelli costanti, senza attualizzazioni.

L’Europa manca a sé stessa. ‘Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita’, afferma Mario Draghi, ricordando che ‘un piano dettagliato per l’attuazione di tali riforme è stato delineato nella relazione sulla competitività dell’Europa, e gran parte di esso è contenuto nella roadmap dell’Ue’. Draghi sottolinea che la tabella di marcia deve essere attuata. L’ex premier italiano ed ex presidente della BCE lo ha ribadito in occasione dell’evento in onore dell’economista elvetico Karl Brunner.

Ma non c’è bisogno degli analisti per capire che l’Europa vive un contesto differente rispetto solo a pochi anni fa, stretta tra la politica tariffaria di Donald Trump, la concorrenza aggressiva della Cina e due conflitti dei quali non si intravede la fine.

‘L’Europa’ – insiste Draghi – ‘può muovere la sua influenza solo puntando sul fattore della crescita’ che non puo’ essere raggiunta da soli per eliminare le forze che determinano il debito e condizionano la capacità di essere competitivi. Naturalmente, a patto che ci sia la volontà dei governi di puntare davvero a una crescita che riguardi l’intero continente, e non solo i singoli Stati.

Marzia Giglioli

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