L’intervento di Javier Milei all’Assemblea generale delle Nazioni Unite va letto come qualcosa di più di un attacco polemico al multilateralismo. Il presidente argentino tenta di ridefinire la collocazione internazionale del Paese attraverso una combinazione apparentemente contraddittoria: critica radicale delle istituzioni sovranazionali, rivendicazione del diritto internazionale quando serve gli interessi argentini e forte convergenza politica con Israele e con le correnti occidentali più ostili alla regolazione globale.
La denuncia di una ONU incapace di garantire sicurezza e ordine, ma incline a estendere le proprie competenze, inserisce Buenos Aires nel più ampio fronte sovranista che contesta la legittimità degli organismi multilaterali. Milei non propone necessariamente il loro superamento: punta piuttosto a restringerne il mandato, ridurne l’autonomia burocratica e ricondurli alla volontà degli Stati. È una visione selettiva del multilateralismo, accettato quando tutela sovranità e sicurezza, respinto quando produce norme considerate invasive sul piano economico, sociale o tecnologico.
La questione delle isole Malvine costituisce il banco di prova di questa impostazione. Il richiamo alla risoluzione 31/49 e la contestazione delle licenze britanniche per il progetto petrolifero Sea Lion mirano a trasformare una disputa storica in un problema immediato di sovranità energetica. La prospettiva dell’estrazione di idrocarburi aumenta infatti il valore strategico dell’arcipelago e irrigidisce le rispettive posizioni. Per l’Argentina, lasciare che Londra consolidi attività economiche nelle acque contese significherebbe accettare una progressiva normalizzazione del controllo britannico.
La disputa coinvolge anche la proiezione nell’Atlantico meridionale e l’accesso all’Antartide. Le isole rappresentano un nodo logistico e militare in un’area destinata ad acquisire maggiore importanza per le rotte marittime, le risorse naturali e la competizione polare. Buenos Aires cerca quindi di impedire che la superiorità amministrativa, finanziaria e militare britannica si traduca, nel tempo, in una sovranità di fatto sempre più difficile da contestare. Il limite della strategia argentina è evidente: criticare l’ONU mentre se ne invocano le risoluzioni può indebolire la capacità di costruire consenso tra i Paesi del Sud globale, tradizionalmente più sensibili alla rivendicazione sulle Malvine.
Il sostegno a Israele svolge una funzione altrettanto strategica. Milei associa la difesa dello Stato israeliano alla lotta contro terrorismo e autoritarismo, marcando una discontinuità rispetto a una parte significativa dell’America Latina. Tale posizione rafforza il rapporto con Washington e con le destre occidentali, ma può ridurre i margini diplomatici dell’Argentina nel mondo arabo e tra i Paesi non allineati. Ne emerge una politica estera più identitaria: meno orientata all’equidistanza e più disposta a privilegiare alleanze fondate su affinità ideologiche.
Anche l’opposizione alla regolazione preventiva dell’intelligenza artificiale rientra in questo disegno. Buenos Aires vuole presentarsi come uno spazio favorevole all’innovazione, al capitale e alla sperimentazione, contrapponendosi ai modelli regolatori più cauti. La scelta può attrarre investimenti e rafforzare i legami con le imprese tecnologiche, ma espone il Paese al rischio di diventare importatore di infrastrutture, piattaforme e standard sviluppati altrove. Senza capacità industriale, energetica e scientifica autonoma, la deregulation potrebbe aumentare la dipendenza tecnologica invece di ridurla.
Nel complesso, Milei delinea una strategia di sovranismo selettivo: contestazione delle istituzioni globali, uso strumentale delle loro norme, allineamento con partner ideologicamente affini e apertura competitiva nelle tecnologie emergenti. La sua efficacia dipenderà dalla capacità dell’Argentina di trasformare la visibilità politica in potere negoziale. Senza una rete diplomatica sufficientemente ampia e senza risorse economiche adeguate, il rischio è che la rottura retorica produca isolamento proprio mentre la disputa sulle Malvine, l’Atlantico meridionale e la competizione tecnologica richiedono coalizioni, continuità e influenza multilaterale.
Fonte: UN News – UN’s ‘sacred covenant has been broken’, Argentina’s Milei tells General Assembly
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