Il Brasile rilancia il multilateralismo come strumento di autonomia strategica

L’intervento di Luiz Inácio Lula da Silva all’Assemblea generale delle Nazioni Unite va letto come qualcosa di più di un appello alla diplomazia. Presentando l’ONU come una istituzione da ricondurre alla sua funzione di “tempio della pace”, il presidente brasiliano contesta un ordine internazionale sempre più segnato dalla politica di potenza e rivendica uno spazio decisionale più ampio per gli Stati esterni ai tradizionali centri occidentali. La difesa del multilateralismo diventa così uno strumento di autonomia strategica: serve a limitare l’unilateralismo delle grandi potenze e, nello stesso tempo, ad accrescere il peso negoziale del Sud globale.

La posizione di Brasilia si inserisce nella competizione per la ridefinizione delle regole mondiali. Il Brasile non propone di sostituire un blocco con un altro, ma cerca di consolidarsi come attore capace di dialogare con Washington, Pechino, Mosca, l’Unione Europea e i Paesi in via di sviluppo senza subordinarsi stabilmente a nessuno. In questa prospettiva, diplomazia, non allineamento e riforma della governance internazionale sono componenti della stessa strategia. L’ONU resta centrale non perché l’attuale sistema soddisfi le ambizioni brasiliane, ma perché offre la cornice più favorevole per trasformare capacità economiche, demografiche e regionali in influenza politica.

La denuncia degli attacchi al multilateralismo contiene anche una critica implicita alla crescente normalizzazione dell’uso della forza, delle sanzioni e delle coalizioni ad hoc. Per le potenze medie, l’erosione delle istituzioni comuni riduce la prevedibilità internazionale e restringe lo spazio di manovra. Lula tenta quindi di presentare la diplomazia non come idealismo, ma come risposta pragmatica a crisi interdipendenti che nessuna potenza può governare da sola. Al tempo stesso, questa impostazione permette al Brasile di proporsi come mediatore, pur esponendolo al rischio che l’equidistanza venga interpretata come ambiguità nei conflitti in cui le responsabilità sono fortemente asimmetriche.

Sul piano regionale, la postura brasiliana mira a riaffermare la centralità del Paese in America Latina e a impedire che l’area torni a essere esclusivamente terreno di competizione tra Stati Uniti e Cina. Sul piano globale, rafforza la convergenza con le richieste del Sud globale per una rappresentanza più equilibrata, inclusa la riforma del Consiglio di sicurezza. Il messaggio è che la legittimità delle istituzioni nate nel secondo dopoguerra non può essere preservata senza redistribuirne il potere.

L’iniziativa di Lula segnala dunque una trasformazione più ampia: le potenze emergenti non si limitano più a chiedere accesso all’ordine esistente, ma cercano di modificarne gerarchie e procedure. La diplomazia invocata dal Brasile è anche una politica di potenza condotta con mezzi istituzionali. Il suo successo dipenderà dalla capacità di tradurre la retorica multilaterale in coalizioni concrete, proposte di riforma e risultati negoziali. In assenza di tali sviluppi, l’appello rischia di restare simbolico; se invece troverà convergenze operative, potrà rafforzare il Brasile come ponte tra Nord e Sud e come uno dei principali interpreti di un sistema internazionale più multipolare.

Fonte: UN News – Diplomacy is the way to address global challenges, Brazil tells General Assembly

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

Latest articles

Related articles