La proposta di aprire al Canada la strada verso una forma inedita di associazione all’Unione europea segnala un cambiamento profondo negli equilibri occidentali. Quella che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa come un’ipotesi istituzionalmente eccentrica assume oggi il carattere di una risposta strategica alla crescente instabilità delle relazioni transatlantiche. Bruxelles e Ottawa stanno cercando un nuovo spazio di cooperazione mentre gli Stati Uniti vengono percepiti come un alleato meno prevedibile, soprattutto sul terreno commerciale.
L’iniziativa annunciata da Ursula von der Leyen alla presenza del primo ministro canadese Mark Carney punta a elevare i rapporti bilaterali al massimo livello possibile, pur senza configurare una tradizionale adesione all’Unione. La formula del “membro associato”, ancora da definire sul piano giuridico e politico, permetterebbe di costruire un’integrazione selettiva in settori decisivi: difesa, tecnologie avanzate, intelligenza artificiale, energia e sicurezza dell’Artico. Si tratterebbe quindi meno di un allargamento geografico e più della formazione di un perimetro strategico fondato su interessi e principi condivisi.
Il progetto riflette la volontà europea di diversificare le proprie dipendenze. Dopo avere sperimentato i rischi dell’esposizione energetica verso la Russia e quelli della subordinazione industriale e tecnologica alla Cina, l’Unione deve ora misurarsi anche con l’incertezza proveniente da Washington. La guerra dei dazi e la possibilità che le priorità americane cambino rapidamente hanno indebolito l’idea che il legame con gli Stati Uniti possa continuare a rappresentare, da solo, la garanzia politica ed economica dell’Occidente.
Il Canada offre all’Europa risorse naturali, capacità industriali, competenze tecnologiche e una posizione geografica cruciale nell’Artico, regione destinata ad acquisire un peso crescente per le rotte marittime, le materie prime e la competizione militare. L’Unione, a sua volta, può offrire a Ottawa un grande mercato, cooperazione regolatoria e una sponda politica utile a ridurre la dipendenza strutturale dall’economia statunitense. La convergenza non cancella l’appartenenza di entrambi allo spazio nordamericano e alla NATO, ma ne amplia i margini di autonomia.
La linea sostenuta da Carney si inserisce nella prospettiva di un’alleanza fra medie potenze: Paesi e organizzazioni regionali che, senza poter competere singolarmente con Stati Uniti e Cina, cercano di difendere l’ordine multilaterale attraverso coalizioni più flessibili. In questo quadro, il rapporto euro-canadese può diventare un laboratorio per un Occidente meno gerarchico, nel quale Washington resti centrale ma non più esclusiva.
Restano ostacoli considerevoli. Gli Stati membri dovranno concordare natura, diritti e limiti dell’associazione, evitando che il nuovo status crei un precedente difficilmente controllabile nei rapporti con altri partner. Sarà inoltre necessario trasformare la sintonia politica in programmi concreti, investimenti comuni e impegni reciproci sulla sicurezza. Il valore geopolitico dell’iniziativa dipenderà proprio da questo passaggio: da dichiarazione simbolica di affinità a infrastruttura durevole di potere, resilienza e autonomia.
Se ne parlerà al Summit UE-Canada previsto a Montreal a fine ottobre.
Fonte: Corriere della Sera, 17 settembre 2026, ‘Da Davos al vertice della NATO. La strada che ha portato Ottawa ad accarezzare il sogno europeo’
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