La strategia russa dell’escalation ibrida contro l’Occidente

Il rischio di un ampliamento della guerra in Ucraina resta concreto, ma la forma dell’escalation è più incerta della sua probabilità. Le ipotesi comprendono una nuova mobilitazione russa, un’offensiva dalla Bielorussia verso Kyiv e un confronto più diretto con la NATO. Tuttavia, lo scenario più plausibile non è necessariamente quello di una guerra convenzionale su larga scala: Mosca potrebbe preferire una combinazione di pressione militare, sabotaggi, operazioni clandestine e manipolazione informativa, mantenendo lo scontro al di sotto della soglia che provocherebbe una risposta collettiva dell’Alleanza.

Le elezioni della Duma costituiscono, secondo l’analisi, una possibile cesura politica. Sebbene il sistema russo garantisca al Cremlino il controllo dei risultati, Putin avrebbe interesse a rinviare decisioni impopolari, come una mobilitazione, per evitare che il voto diventi un’occasione di protesta. L’esclusione di forze pacifiste e le iniziative dei difensori dei diritti dei coscritti indicano che la prospettiva di un nuovo richiamo alle armi è percepita come sufficientemente credibile. Parallelamente, le minacce russe contro il Regno Unito mostrano la volontà di rappresentare il sostegno occidentale a Kyiv come partecipazione diretta alla guerra, ampliando così la giustificazione politica per eventuali ritorsioni.

Sul piano strategico, l’obiettivo russo appare più ampio della conquista territoriale in Ucraina. Mosca mira a indebolire dall’interno la NATO e l’Unione Europea, sfruttandone divisioni politiche, vulnerabilità sociali e timori di escalation. Poiché l’Alleanza dispone complessivamente di una superiorità militare convenzionale e di un comando più integrato, la Russia ha maggiori incentivi a evitare uno scontro frontale e a trasferire la competizione nei settori in cui può ottenere effetti sproporzionati con risorse relativamente limitate.

La Moldova rappresenta un esempio di questa strategia. Interferenze elettorali, finanziamento di reti filorusse, mobilitazione di attori religiosi e addestramento di operativi all’estero mirerebbero a rovesciare l’orientamento europeo del Paese e a trasformarlo in una piattaforma per ulteriori operazioni contro l’Occidente. Il contrasto esercitato dalle autorità moldove avrebbe limitato il successo immediato di tali iniziative, senza però eliminare la minaccia. La pressione sulla Moldova rimane strategicamente utile perché può destabilizzare il fianco sud-orientale europeo senza richiedere un intervento militare russo aperto.

Polonia, Paesi baltici e infrastrutture logistiche europee costituiscono un secondo teatro prioritario. Droni nei pressi di aeroporti utilizzati dalla NATO, possibili sabotaggi, attentati sotto falsa bandiera e operazioni clandestine possono interrompere il sostegno all’Ucraina, generare allarme pubblico e mettere alla prova i processi decisionali alleati. Anche azioni di portata limitata possono produrre conseguenze strategiche se alimentano il dubbio sull’attribuzione, dividono i governi europei o inducono l’opinione pubblica a considerare troppo rischioso il sostegno a Kyiv.

Il valore principale delle operazioni ibride risiede infatti nell’ambiguità. Mosca può negare il proprio coinvolgimento, attribuire gli episodi ad attori autonomi e osservare la risposta occidentale senza oltrepassare apertamente la soglia dell’Articolo 5. L’obiettivo non è soltanto danneggiare infrastrutture o colpire individui, ma produrre caos informativo e amplificare la percezione di vulnerabilità. In questa logica, campagne digitali e reti di influenza possono essere strategicamente più efficaci di grandi concentrazioni militari, perché agiscono direttamente sulla coesione politica delle società occidentali.

La prospettiva geostrategica più credibile è quindi quella di una escalation multidominio e graduata, nella quale mobilitazione e minaccia convenzionale servono anche da copertura alle operazioni ibride. La Russia può combinare intimidazione nucleare, pressione dalla Bielorussia, sabotaggi, droni, assassinii mirati e disinformazione, adattando continuamente l’intensità dello scontro. Il suo scopo sarebbe costringere l’Occidente a disperdere risorse, aumentare il costo del sostegno all’Ucraina e indebolire la fiducia nella capacità della NATO di proteggere simultaneamente tutti i suoi membri.

Il rischio maggiore non è dunque soltanto l’apertura improvvisa di un nuovo fronte, ma l’accumulazione di incidenti difficili da attribuire e politicamente destabilizzanti. La risposta occidentale dovrà integrare deterrenza militare, controspionaggio, protezione delle infrastrutture e resilienza informativa. Se la NATO reagisse esclusivamente sul piano convenzionale, potrebbe trovarsi preparata alla guerra che Mosca ha meno interesse a combattere, ma vulnerabile alla competizione ibrida attraverso cui il Cremlino cerca di erodere l’Alleanza dall’interno.

Fonte: The Jamestown Foundation – Potential for Russia Escalating War Continues

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