La proposta di Dario Amodei, CEO di Anthropic, di rallentare lo sviluppo dei modelli avanzati di intelligenza artificiale per permettere alla ricerca sulla sicurezza di stare al passo, si è trasformata in un acceso scontro geopolitico tra Stati Uniti e Cina.
Nel suo saggio “We Must Pace the Frontier”, Amodei sostiene che le capacità dell’IA stanno crescendo più velocemente della capacità umana di controllarle. Tra i rischi principali vi è la rapida evoluzione degli agenti autonomi, in grado in pochi mesi di compiere operazioni informatiche complesse e potenzialmente dannose su scala globale. Amodei propone un piano su tre pilastri:
* Test indipendenti e continui sui modelli di frontiera;
* Maggiore coordinamento tra le aziende leader del settore;
* Cooperazione internazionale sulle misure di sicurezza.
La Cina ha respinto con decisione l’iniziativa. Il Ministero degli Esteri cinese ha accusato Amodei di generare allarmismo, mentre il quotidiano statale Global Times ha definito il piano uno “schema da Guerra Fredda” (Cold War playbook) finalizzato a frenare il settore tecnologico di Pechino e giustificare le restrizioni statunitensi sui microchip avanzati.
Parallelamente, anche il Ministro della Sicurezza Statale cinese, Chen Yixin, ha lanciato un allarme, evidenziando però una prospettiva opposta: la preoccupazione di Pechino riguarda l’uso di IA statunitensi (come Claude o OpenAI) da parte di “forze ostili” per individuare vulnerabilità ed eseguire attacchi informatici contro le infrastrutture critiche cinesi.
Nonostante l’allarme sia condiviso da altre figure di spicco come Sam Altman (OpenAI) ed Elon Musk, la linea politica statunitense si oppone al rallentamento. La Casa Bianca ritiene che la priorità assoluta sia mantenere la leadership tecnologica globale rispetto alla Cina, considerando l’IA come un asset strategico irrinunciabile.
La vicenda evidenzia la profonda spaccatura tra la percezione del rischio e la competizione strategica:
* Divergenza di priorità: Washington teme che la Cina sfrutti l’IA per scopi militari; Pechino considera le limitazioni commerciali USA un tentativo di soffocamento tecnologico.
* Accuse di distillation: Gli USA accusano gli sviluppatori cinesi di estrarre e copiare funzionalità dai modelli americani, accusa che la Cina respinge parlando di tecniche standard di settore.
In un contesto in cui la riduzione del ritmo di sviluppo viene vista da entrambe le superpotenze come uno svantaggio strategico, l’ipotesi di accordi globali sulla sicurezza dell’IA appare complessa, rendendo la corsa alle armi digitali sempre più difficile da frenare.
Security Affairs/Pierluigi Paganini
The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale



