BRICS: pur se tra contraddizioni, a Nuova Delhi si registra una svolta

Modi, Xi e Putin si tengono per mano e sorridono a labbra serrate, lanciando un messaggio chiaro: al di là delle divergenze interne, sta prendendo forma un nuovo ordine mondiale che prescinde dall’Occidente.

Ne scaturisce anche una importante dichiarazione congiunta – sottoscritta insieme agli altri otto Stati membri del gruppo BRICS – che esprime preoccupazione per i conflitti in Medio Oriente e Asia occidentale, per i rischi legati al nucleare e per il riciclaggio internazionale di denaro, accogliendo con favore una cooperazione più profonda tra i membri.

Il vertice BRICS di due giorni a Nuova Delhi, svoltosi nel fine settimana, ha riunito i leader del Sud globale, tra cui quelli di India, Cina, Russia, Iran, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Egitto ed Etiopia.

Si è trattato del diciottesimo vertice di questo tipo. La guerra in Ucraina che si trascina da tempo, il conflitto in Iran giunto al sesto mese, la debole risposta internazionale rispetto al  dramma di Gaza, l’intensificarsi della rivalità USA-Cina e la frustrazione per i dazi statunitensi hanno contribuito a creare la sensazione che forse sia giunto il momento di fare spazio alla multipolarità.

L’India vorrebbe che i BRICS fossero il veicolo di questo cambiamento e ha lavorato intensamente per garantire la presenza di Xi, nonostante le tensioni sui confini e sui territori tra i due Paesi. L’obiettivo è stato raggiunto, con la prima visita di Xi in India dopo sette anni. Il vertice ha rappresentato un deciso passo avanti, soprattutto grazie alla lunga e dettagliata “Dichiarazione di Nuova Delhi” raggiunta domenica. Si è trattato di una svolta significativa, dato che il blocco non era riuscito a trovare un accordo durante la riunione dei ministri degli Esteri dello scorso maggio.

Oltre ai punti già citati, la dichiarazione ha auspicato riforme per le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza, per la Banca Mondiale e per il Fondo Monetario Internazionale. Il documento mirava inoltre a rafforzare la posizione finanziaria del Sud globale, opponendosi a sanzioni e misure economiche coercitive, e ha promosso un maggiore utilizzo delle valute locali nel commercio internazionale. Ha espresso preoccupazione per la produzione e il traffico di droga, ha ribadito l’impegno nella cooperazione umanitaria e ha chiesto che la ricerca spaziale sia destinata a fini pacifici. Nel complesso, il testo comprende quasi 140 punti. Si tratta di un documento di ampia portata e dai contenuti variegati, il cui filo conduttore è la volontà del Sud globale di contare di più nel funzionamento del sistema internazionale, nella gestione delle istituzioni globali e nel trattamento riservato ai propri Stati.

Gli 11 Stati membri comprendono sia democrazie che regimi autoritari, esportatori e importatori di energia, nonché Paesi alleati e avversari degli Stati Uniti. Tra loro esistono attriti e conflitti, oltre a interessi e obiettivi profondamente divergenti. Senza interventi, c’è il rischio che i BRICS vengano strumentalizzati fino a trasformarsi in un blocco esplicitamente antiamericano; uno scenario che non gioverebbe a quei membri intenzionati a evitare un’ulteriore escalation dei conflitti.

La dichiarazione dimostra che l’India è riuscita a mantenere il vertice incentrato su aree di cooperazione e consenso (nonostante un disaccordo dell’ultimo minuto tra Iran ed Emirati Arabi Uniti sulla formulazione del testo). Un’analisi attenta rivela una scelta accurata delle parole, in particolare nei punti relativi ai conflitti in Medio Oriente.

Ciò mette in luce quello che potrebbe essere il valore aggiunto dei BRICS: fungere da sede che consente a Stati in disaccordo tra loro di continuare a dialogare. Cina e India hanno avuto colloqui questo fine settimana, nonostante le questioni irrisolte legate all’egemonia e ai confini. Si sono incontrati anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed: si è trattato del contatto di più alto livello tra i due Paesi dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, un segnale di progresso.

Sarà questo il vertice capace di consacrare l’India a “kingmaker” del Sud globale e di consolidare il blocco come una forza in grado di sfidare il predominio occidentale sulle istituzioni internazionali? Difficilmente. Tuttavia, in quanto atto che definisce i termini della cooperazione e le regole per la futura incursione del Sud del mondo nelle istituzioni che le governano, rappresenta un concreto passo avanti.

The Interpreter/Aarti Betigeri

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

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